Le università sudafricane sono ai primi posti della classifica stilata per l’Africa subsahariana dall’organizzazione britannica Quacquarelli Symonds. Un risultato che riflette un sistema universitario capace di attrarre talenti e sostenere una produzione scientifica competitiva.
Secondo lo studio, nove atenei sudafricani figurano tra i primi dieci su un totale di 69 istituzioni valutate in 21 Paesi. In testa c’è l’Università del Capo, seguita dall’Università di Johannesburg e dall’Università di Witwatersrand. Anche l’Università di Stellenbosch e l’Università di Pretoria rientrano tra le prime cinque.
La valutazione si basa su indicatori quali reputazione accademica, apertura internazionale, impatto scientifico e occupabilità dei laureati. L’Università del Capo si distingue per la visibilità della ricerca e delle pubblicazioni, mentre l’Università di Johannesburg registra risultati solidi in termini di partenariati internazionali e rapporto tra studenti e docenti.
Ben Sowter, vicepresidente senior di QS, ha affermato che il Sudafrica “guida l’eccellenza dell’istruzione superiore africana”, sottolineando la posizione dominante del Paese per citazioni scientifiche, pubblicazioni e cooperazione internazionale. Sowter ha tuttavia avvertito che l’aumento costante degli iscritti esercita una pressione crescente su risorse e infrastrutture, che non crescono allo stesso ritmo.
Allargando lo sguardo oltre il Sudafrica, il quadro regionale è critico. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, nel 2025 gli studenti iscritti all’istruzione superiore nel mondo erano 264 milioni. Nell’Africa subsahariana il tasso lordo di iscrizione si attesta intorno al 9%, contro una media globale del 43 per cento, mentre la spesa in ricerca e sviluppo rimane in media inferiore all’1% del Pil regionale. In parallelo, circa 11 milioni di giovani africani entrano ogni anno nel mercato del lavoro, in un contesto segnato da persistenti divari tra formazione e fabbisogni economici.



