di Andrea Spinelli Barrile
Il tenente colonnello Pascal Tigri, leader del tentato golpe in Benin, sarebbe fuggito in Togo dopo il fallimento dell’operazione e ora Cotonou ne chiede l’estradizione. Restano ancora irrisolti alcuni dubbi e motivazioni del tentato golpe.
Il leader dei golpisti che domenica hanno provato a prendere il potere in Benin, il tenente colonnello Pascal Tigri (nella foto di apertura), si sarebbe rifugiato in Togo. Lo riporta Jeune Afrique, che cita fonti interne al governo beninese che sta dando la caccia a Tigri. Dopo il fallimento del golpe, il tenente colonnello si sarebbe dato alla fuga attraversando il fiume Mono, sul quale passa il confine tra i due Paesi costieri, e si sarebbe poi rifugiato nel distretto di Lomé 2. Cotonou emetterà un avviso di sicurezza in cooperazione con l’Interpol, chiedendone l’estradizione, ma non è chiaro se Tigri sia ancora in Togo.
Pascal Tigri aveva annunciato, il 7 dicembre, la creazione di un Comitato per la rifondazione militare, la sospensione della Costituzione e dei partiti politici e la chiusura delle frontiere. Fallito il golpe, ha fatto perdere le sue tracce e molti osservatori guardavano proprio al Togo come possibile destinazione del fuggiasco: Togo e Benin hanno relazioni piuttosto tese e, negli ultimi anni con il moltiplicarsi dei colpi di Stato nei Paesi del Sahel, Lomé e Cotonou hanno avuto posizioni diverse anche nella risposta ai golpisti. Lomé ha favorito il dialogo con le controparti che hanno preso il potere a Bamako e Niamey e mantengono buoni rapporti con le loro controparti dell’Alleanza degli stati del Sahel (Aes), a differenza di quelle del Benin.
Secondo il Togo, domenica il primo ministro togolese Faure Gnassingbé, mentre era in corso il golpe a Cotonou, avrebbe provato a mettersi in contatto con Patrice Talon del Benin, senza riuscirci.
Sul tentato golpe in Benin, tuttavia, le domande sono ancora molte più delle risposte e le più cocenti sono tutte sulle motivazioni che hanno spinto questo manipolo di soldati ad ammutinarsi, oltre che sul possibile ed eventuale sostegno esterno (finanziario, logistico, politico, etc).

Il tentato colpo di Stato, guidato dal tenente colonnello Pascal Tigri, un ufficiale delle Forze speciali che godeva della fiducia dei suoi superiori, è iniziato nelle prime ore di domenica 7 dicembre, poco prima delle 2:00 del mattino: tutto è partito dal campo militare di Togbin, base del gruppo Forze speciali comandato da Tigri, con una decina di veicoli militari (di cui quattro blindati) che sono usciti dal compound diretti verso Abomey-Calaviy, una ventina di chilometri a nord di Cotonou. In totale, gli ammutinati sarebbero stati tra i 60 e i 100 uomini.
Il primo obiettivo è stata la residenza del colonnello Dieudonné Simon, comandante della Guardia repubblicana, che è stata assaltata, con la morte della moglie e della figlia di Simon. Il secondo obiettivo è stata casa del generale Abou Issa, capo di Stato maggiore dell’esercito, che è stato messo agli arresti dai golpisti. Contemporaneamente, il colonnello Faizou Gomina, capo della Guardia nazionale e quindi superiore diretto di Pascal Tigri, è stato anch’egli preso in ostaggio dagli ammutinati: era appena arrivato al campo di Togbin per mobilitare le sue truppe contro i golpisti. L’ultimo obiettivo era la residenza del presidente beninese, Patrice Talon: “Sono arrivati con otto o dieci veicoli, tra cui blindati dotati di mitragliatrici da 12,7 mm, e si sono posizionati intorno alla residenza” ha spiegato il comandante della Guardia repubblicana Dieudonné Simon in una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio a Cotonou: “Gli aggressori hanno cercato di penetrare nel complesso, tentando di entrare da diversi punti attraverso i vicoli circostanti. Ogni volta sono stati respinti dalle unità della Guardia repubblicana schierate”.

Gli scontri sono stati feroci, un uomo della Guardia repubblicana è rimasto ucciso e molti altri sono stati feriti: se da un lato, come evidenziato da Simon, il vantaggio della Guardia era la conoscenza assoluta del contesto e del territorio, dall’altro le Forze speciali hanno un addestramento migliore e più improntato al combattimento. Un soldato che difendeva la presidenza è stato ucciso e molti feriti ma, alla fine, gli ammutinati si sono ritirati portando con sé i corpi dei loro caduti, trasferendoli all’Ospedale nazionale di Cotonou. Subito dopo hanno assaltato il palazzo della Marina, invano, e verso le 7 del mattino la sede della Tv nazionale, prendendone il controllo e andando in diretta tv con il loro comunicato.
Poi la situazione, per i golpisti, è degenerata: in fuga, hanno provato a prendere il controllo dell’aeroporto senza riuscirci e infine sono stati costretti a ritirarsi nel campo Togbin, sul quale verso le ore 18 l’aeronautica nigeriana ha effettuato attacchi aerei (richiesti da Talon al collega nigeriano Tinubu). “Verso le 19:00 o le 20:00, siamo riusciti a riprendere completamente il campo di Togbin e ad avviare le operazioni di rastrellamento” ha spiegato ieri il capo della Guardia repubblicana. Questo intervento è stato effettuato “dai miei uomini, supportati da elementi delle forze speciali francesi, arrivate poco prima da Abidjan”, una versione che contrasta con quella diffusa nei giorni scorsi da Parigi, secondo cui la Francia ha fornito sorveglianza aerea e supporto di intelligence ma nessun soldato schierato a terra.



