Fake news ed emotività, la strategia degli Stati Uniti contro la Nigeria

di claudia

di Andrea Spinelli Barrile

Un grande evento in merito alla violenza contro i cristiani in Nigeria si è svolto ieri nella sede delle Nazioni Unite a New York. Organizzato dagli Stati Uniti nonostante le smentite formali delle autorità nigeriane, l’iniziativa ha coinvolto in prima persona leader religiosi, esperti che hanno denunciato una presunta persecuzione di cristiani in Nigeria.

Gli Stati uniti hanno organizzato martedì un evento alle Nazioni Unite in merito alla violenza contro i cristiani in Nigeria, per promuovere la propria posizione critica nei confronti del governo di Abuja e nonostante le smentite formali e le proteste delle autorità nigeriane.

L’evento newyorkese sta avendo grande risalto sui giornali nigeriani: l’ambasciatore statunitense alle Nazioni unite Mike Waltz ha convocato leader religiosi, esperti e anche la cantante Nicki Minaj presso la Missione statunitense alle Nazioni unite per denunciare quello che ha definito un “genocidio” che riguarda le comunità cristiane nella fascia settentrionale e centrale del Paese. L’iniziativa arriva dopo le dichiarazioni del generale Oluyede, capo della Difesa nigeriana, che ha categoricamente respinto le accuse del presidente Donald Trump all’inizio di novembre. “Non c’è alcuna persecuzione dei cristiani in Nigeria. Stiamo affrontando una diffusa insicurezza, incluso il terrorismo”, disse il militare nigeriano, reagendo ai commenti di Trump su Truth Social, dove il presidente americano aveva minacciato di sospendere tutti gli aiuti alla Nigeria e di lanciare possibile intervento militare se “il massacro dei cristiani” fosse continuato.

A New York, l’ambasciatore Waltz ha ribadito queste accuse, citando il rapimento di 25 studentesse il giorno precedente nello stato di Kebbi e sottolineando i continui attacchi alle comunità cristiane, un decennio dal rapimento di Chibok. Tuttavia, nell’ultimo maxi-rapimento, avvenuto nello stato settentrionale di Kebbi, le vittime, rapite, sono perlopiù ragazze musulmane studentesse di una scuola femminile e l’unico morto, il rettore della stessa scuola, era anche lui di fede musulmana.

Bola Tinubu

Il diplomatico americano ha citato l’Ong Open doors, che sostiene che l’80% delle violenze contro i cristiani in tutto il mondo si verifichi proprio in Nigeria, attribuendo questi atti a gruppi violenti ed estremisti come Boko Haram e alle milizie Fulani: Washington ha definito la Nigeria “Paese di particolare preoccupazione” proprio per le gravi violazioni della libertà religiosa e il presidente nigeriano Bola Tinubu ha risposto alle minacce americane dicendo che “la Nigeria rimane una democrazia fondata sulle garanzie costituzionali della libertà religiosa”, respingendo le “rappresentazioni straniere” che descrivono il suo Paese come intollerante dal punto di vista religioso, definendole “inesatte”, e spiegando che “dal 2023, il nostro governo ha mantenuto un dialogo aperto con i leader di entrambe le fedi e continua ad affrontare le sfide alla sicurezza che affliggono i nostri cittadini, indipendentemente dalla religione o dalla regione”.

All’evento, la rapper Nicki Minaj ha chiesto “un’azione urgente”, dicendo che proteggere i cristiani in Nigeria significa “l’unità dell’umanità” e non “scegliere una posizione” e l’ambasciatore Waltz ha elogiato l’impegno del presidente Trump su questo tema, ricordando che fu il primo presidente degli Stati uniti a convocare i leader mondiali alle Nazioni unite nel 2019 per discutere di persecuzione religiosa.

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