“Bamako non è sotto assedio”: il governo maliano rassicura, ma l’Unione Africana è in allerta

di claudia
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Il ministro degli Affari Esteri del Mali, Abdoulaye Diop, ha denunciato quelle che ha definito “scenari fabbricati” e “allucinazioni menzognere” da parte di media e intelligence occidentali sulla situazione della sicurezza nel Paese, negando categoricamente che Bamako sia sotto minaccia. Parlando a margine del Salone internazionale della difesa e della sicurezza (Bamex 2025), in corso a Bamako, Diop ha dichiarato che “il Mali è in piedi” e che le forze armate “controllano il terreno”. Ha aggiunto che i gruppi armati, non potendo più affrontare la potenza di fuoco dell’esercito, hanno cambiato strategia e ora colpiscono “camion di carburante, scuole e unità industriali” per “provocare una rivolta popolare”. Ha inoltre criticato un recente comunicato dell’Unione Africana, accusandola di “riprendere una narrativa straniera”.

Il salone Bamex, alla sua prima edizione in assoluto, è stato utilizzato dalla giunta maliana come un vero e proprio manifesto politico per affermare la sovranità della difesa africana. Il primo ministro, generale Abdoulaye Maiga, ha dichiarato che l’Africa deve “contare sulle proprie forze” e rompere con la dipendenza tecnologica.

La Turchia, ospite d’onore della fiera con oltre 30 aziende, tra cui Baykar, Aselsan e Roketsan, è stata indicata come il partner strategico ideale. Maiga ha lodato il modello turco basato sul trasferimento di tecnologia e sul co-finanziamento, in contrasto con i tradizionali “prestiti militari stranieri” e le “logiche di asservimento economico”. Al salone, che prevede per le giornate di oggi e domani anche test a fuoco presso il centro di Koulikoro, sono presenti anche delegazioni di Russia e Cina, oltre ai Paesi membri dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes).

Anche il ministro degli Affari religiosi del Mali, Mahamadou Oumar Koné, ha smentito ogni voce di un “assedio” in corso di Bamako da parte dei gruppi jihadisti e assicura che il governo ha il controllo della situazione, nonostante la crisi del carburante. Koné lo ha detto, parlando in arabo, nel corso di un’intervista con al-Arabiya a Jeddah, in Arabia Saudita. Durante l’intervista ha descritto il termine “assedio” come una parola “usata da alcune agenzie occidentali che non desiderano vedere il Mali prosperare”.

In risposta alle domande del giornalista sull’intensificazione degli attacchi da parte del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim), affiliato ad al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), e sulle interruzioni dei rifornimenti di carburante, Koné ha riconosciuto l’esistenza di una “crisi di carburante causata da gruppi terroristici”, assicurando al contempo che “l’esercito maliano sta affrontando queste crisi con coraggio e determinazione” ed ha categoricamente escluso qualsiasi rischio di caduta del governo: “Non può esserci alcun rovesciamento a Bamako a causa dei terroristi”.

Il ministro ha inoltre negato la partenza delle missioni diplomatiche da Bamako, dicendo che “i diplomatici presenti a Bamako sono al sicuro” e che “il governo controlla ormai l’intero territorio nazionale” e anche sulla possibilità di negoziati con i gruppi armati, è stato altrettanto categorico: “Finché questi gruppi non deporranno le armi, non è concepibile alcun negoziato”. Ha stabilito come prerequisito “il disarmo totale e il ritorno alla lealtà nazionale”.

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Il ministro maliano ha anche ringraziato i “partner economici e i coraggiosi trasportatori maliani che assicurano l’approvvigionamento del Paese nonostante le difficoltà” e denunciato, anche in questo caso, quella che ha definito “manipolazione mediatica da parte di alcuni Paesi occidentali che bramano le risorse” del Mali. 

Il presidente della Commissione dell’Unione africana (Ua), Mahmoud Ali Youssouf, ha espresso invece la sua profonda preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione della sicurezza in Mali, in seguito alle segnalazioni di blocchi paralizzanti imposti da gruppi terroristici, interruzioni degli approvvigionamenti e un grave peggioramento delle condizioni umanitarie per i civili.

In una dichiarazione ufficiale diffusa ieri pomeriggio, Youssouf ha condannato gli attacchi mortali che hanno causato la morte di civili innocenti e aggravato l’instabilità nelle zone colpite e, ribadendo la sua solidarietà al governo e al popolo maliano, ha ribadito l’impegno dell’Unione africana nel sostenere la pace, la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel. Ha inoltre condannato fermamente i recenti rapimenti, tra cui quello di tre cittadini egiziani, e ne ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato.

Tali atti, ha detto il presidente della Commissione Ua, costituiscono gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario per le quali è stata invocata una “risposta internazionale forte, coordinata e coerente per combattere il terrorismo e l’estremismo violento nel Sahel”. Youssouf ha inoltre chiesto una maggiore cooperazione, una maggiore condivisione di informazioni e un sostegno costante agli stati interessati nella regione e ribadito la piena disponibilità dell’Unione africana a sostenere il Mali, così come gli altri paesi del Sahel, nella loro ricerca di pace e stabilità.

L’escalation di violenza perpetrata dai militanti legati allo Stato islamico ed al-Qaeda in Mali ha costretto il governo a chiudere scuole e università, nel contesto di una crisi energetica, umanitaria e di sicurezza.

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