L’Alta Corte di Pretoria ha ordinato all’ex presidente sudafricano Jacob Zuma di restituire 1,7 milioni di dollari di fondi pubblici utilizzati per coprire le proprie spese legali personali, stabilendo che, in caso di mancato pagamento entro 60 giorni, i suoi beni potranno essere sequestrati e venduti. La sentenza, emessa dal giudice Anthony Millar, autorizza gli avvocati dello Stato ad avviare le procedure di esecuzione forzata, che potrebbero includere anche il pignoramento parziale o totale dei benefici pensionistici presidenziali di Zuma.
Il provvedimento chiude una lunga controversia legale sul presunto utilizzo da parte dell’ex capo di Stato di quasi 29 milioni di rand (1,7 milioni di dollari) di fondi governativi per la propria difesa in vari procedimenti penali. Il caso era stato portato avanti dal governo sudafricano, con il sostegno dei partiti di opposizione Democratic Alliance e Economic Freedom Fighters, che sostenevano che Zuma avrebbe dovuto finanziare personalmente la propria difesa.
La decisione si basa su una sentenza del 2018, che aveva già dichiarato illegittimo il finanziamento pubblico delle sue spese legali. Tuttavia, i tentativi di recupero dei fondi erano stati più volte ritardati da ricorsi e opposizioni presentati dallo stesso Zuma, oggi leader del partito uMkhonto weSizwe (Mk).
La nuova condanna rappresenta un ulteriore colpo giudiziario per l’ex presidente, che deve ancora affrontare accuse di corruzione risalenti al suo mandato e che continuano a pesare sulla sua carriera politica.



