È ormai un anno che Joseph Martin Figueroa, cittadino belga-portoghese che si trova in missione per la Ong americana Family health international 360 (Fhi360), è detenuto a Bangui, capitale della Repubblica centrafricana. Arrestato nel sud-ovest dai paramilitari russi del gruppo Wagner, è stato accusato di essere una spia per conto del governo americano e di avere avuto contatti con i gruppi armati che operano nell’area dove è stato arrestato.
Il suo caso, definito “un arresto arbitrario e una tortura” dal Parlamento europeo lo scorso mese di aprile, è iniziato a Zemio, una città nella parte orientale della Repubblica centrafricana, dove è stato catturato dai Wagner con il pretesto di essere in possesso di due passaporti. Ufficialmente lavorava come consulente per l’organizzazione no-profit americana Fhi 360, che si è tuttavia subito sfilata e non ha mai comunicato nulla sull’arresto di Figueroa. L’uomo però è stato torturato per diversi giorni prima di essere trasferito a Bangui, dove i Wagner l’hanno consegnato alle autorità centrafricane: è stato poi detenuto presso l’Ufficio centrale per la repressione del banditismo (Orcb), con l’accusa di essere una spia americana e il 5 luglio 2024 è stato trasferito dall’Ocrb al carcere militare di Camp de Roux, dove da allora è in attesa di giudizio. Le pene per le accuse a suo carico sono l’ergastolo e i lavori forzati.
La famiglia del cooperante ha chiesto aiuto, sui media belgi, denunciando condizioni di detenzione drammatiche e l’impossibilità di sentire o vedere la sua famiglia, tra cui il figlio piccolo.
Nonostante tutto però il processo al belga non inizia e ogni iniziativa diplomatica sin qui condotta non è mai andata a buon fine: fonti dell’ufficio del procuratore di Stato di Bangui, citate dai media governativi centrafricani a marzo, sostengono che vi siano prove che dimostrano il suo coinvolgimento con leader di gruppi armati, ai quali avrebbe fornito “informazioni cruciali sulle posizioni dell’esercito” centrafricano ed è stato anche accusato di promuovere propaganda terroristica e incoraggiare la creazione di un gruppo affiliato allo Stato islamico e avente combattenti e legami in Paesi africani, tra cui la Repubblica democratica del Congo, il Ciad, il Sudan, la Mauritania, il Mali e il Burkina Faso. Nicolas Tiangaye, legale di Figueira, di recente ha detto ai media centrafricani che il caso contro il suo cliente è controverso e che intende chiederne l’assoluzione, annunciando la volontà di depositare un promemoria “in base al quale il giudice dell’Alta corte di Bangui dovrà pronunciarsi sulla colpevolezza o meno” del suo cliente ma, ad oggi, non è stato depositato nulla.
Dopo una prima reazione, le autorità belghe ed europee non hanno più comunicato nulla sulla sorte di Figueira, tranne quando hanno etichettato come “inesatte” le parole del fratello George, che le accusa di scarsa prontezza e poca comunicazione. Secondo Georges Figueira Martin suo fratello “è vittima di una campagna diffamatoria organizzata da Wagner, che lo descrive come una spia americana che vuole destabilizzare il regime centrafricano”.
La detenzione di Joseph Figueira Martin non è semplice: ha sempre potuto restare in contatto telefonico con la sua famiglia e ha potuto scambiare alcune lettere con il fratello grazie anche all’assistenza consolare, che comunque non è stata molto puntuale: sia il Belgio che il Portogallo non hanno un’ambasciata a Bangui e il detenuto ha avuto assistenza dall’ambasciatore belga residente in Camerun, Alain Leroy, che soltanto venerdì scorso ha presentato le sue credenziali al presidente centrafricano Faustin Archange Touadera, quasi un anno dopo l’arresto del cittadino belga. In questi mesi, a Bangui ci sono state diverse dimostrazioni di protesta davanti all’Alta corte e alla Corte d’appello, piccoli sit-in tutti uguali in cui i manifestanti portavano manichini con indosso magliette con la bandiera americana, belga o portoghese, lamentando e criticando l’ingerenza dell’intelligence di questi Paesi in Rca.



