Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, aveva lanciato il suo monito un paio di giorni fa: il 75% di tutti i vaccini covid-19 ĆØ stato somministrato solo in dieci paesi, mentre altri 130 paesi non hanno ancora ricevuto nulla. Non ĆØ una sperequazione inaccettabile oltre che terribilmente miope?
Deve averlo pensato anche il presidente della repubblica francese che, in un’intervista rilasciata al Financial Times, ha anticipato la proposta che si accinge a fare al G7 che inizia oggi (e che si tiene in videoconferenza. Emmanuel Macron vuole invitare i suoi partner a cedere una quota dei vaccini in dotazione (dal 3 al 5 per cento) ai paesi cosiddetti in via di sviluppo. Nella stessa intervista Macron ha definito “intollerabile” la diseguaglianza relativa all’accesso al vaccino e ha denunciato “i prezzi esorbitanti” imposti ai paesi africani per l’acquisto.
Indignata come l’Eliseo ma più propensa a una soluzione radicale ĆØ la Fondazione Mo Ibrahim, che si ĆØ rivolta proprio in queste ore all’Organizzazione Mondiale del commercio (Wto) per chiedere “un passo fondamentale per consentire l’accesso ai vaccini a tutti il āāpiù rapidamente possibile”. Il passo ĆØ la sospensione temporanea dei diritti di proprietĆ intellettuale per consentire la produzione in Africa di vaccini anti-covid-19: “Questo ĆØ l’unico modo per garantire uno sforzo globale e coordinato per contenere il covid-19. Se c’ĆØ un’emergenza che dobbiamo affrontare, ĆØ questa”.
Come risponderĆ la neopresidente Ngozi Okonjo-Iweala (che per la veritĆ formalmente non ĆØ ancora in carica ma lo sarĆ dal primo marzo)? Ci sono, teoricamente, varie ragione per essere ottimisti. Una ĆØ che Ngozi Okonjo-Iweala fa parte del comitato indipendente della fondazione Mo Ibrahim, e quindi in questo appello potrebbe esserci giĆ il suo zampino. L’altra ĆØ che l’altro ieri anche lei ha preso una dura posizione sulla questione, mettendo in guardia contro il “nazionalismo del vaccino” che rallenterebbe per tutti i progressi nel porre fine alla pandemia covid-19 e potrebbe colpire la crescita economica indifferentemente la crescita economica di tutte le nazioni. Ā«I Paesi più poveri non riescono ad accedere alle vaccinazioni, ma non dovrebbe essere cosƬ, non dovrebbero avere tempi di attesa più lunghi mentre nei Paesi ricchi i cittadini possono essere vaccinati con relativa semplicitĆ Ā», ha detto alla Bbc. Ā«Nessuno ĆØ al sicuro finchĆ© tutti non sono al sicuro. Il nazionalismo dei vaccini in questo momento non può funzionare anche perchĆ© le varianti si stanno moltiplicando. Se altri Paesi non vengono immunizzati, nessuno sarĆ al sicuroĀ».
(Stefania Ragusa)



