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tigray

    tigray e etiopia
    FOCUS

    Il Tigray si staccherà dall’Etiopia?

    di Enrico Casale 5 Settembre 2020
    Scritto da Enrico Casale

    Secessione. La parola fa paura sia a livello nazionale sia a livello locale. Eppure sta iniziando a circolare sempre più frequentemente. L’Etiopia starebbe per perdere il Tigray e, con esso, un pezzo del proprio puzzle federale? Oppure i movimenti che si intravedono in questi giorni sono solo tattica politica? L’organizzazione di elezioni nella regione settentrionale il 9 settembre, a dispetto del parere negativo del governo federale, sono un segno pericoloso di una tendenza che può portare alla spaccatura dell’Etiopia che, ricordiamolo, è uno dei Paesi chiave in Africa.

    Tutto nasce dal crescente dissidio tra il premier Abiy Ahmed e il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf). Non si capisce dove nascano questi dissidi se non si compie un passo indietro. Con la caduta del regime marxista di Menghistu Hailè Mariam, il Tplf, che insieme ai ribelli eritrei ha guidato la resistenza contro il «negus rosso», ha iniziato a svolgere un ruolo nella politica nazionale. Meles Zenawi, il leader, diventa prima presidente e poi premier del Paese e lo gestisce con pugno di ferro dal 1991 al 2012 (anno della sua morte). Lo stesso Meles, insieme ai suoi consiglieri, ha dato vita alla Costituzione federale. Una Carta che conferisce ai gruppi etnici il diritto all’autodeterminazione.

    Di fatto, finché il Tplf è rimasto al potere, non ha mai espresso alcun desiderio che il Tigray si separasse dal resto della federazione anche se ha sempre ribadito che questo diritto dovrebbe essere rispettato. L’arrivo al potere del premier Abiy, un politico dell’etnia maggioritaria oromo, ha però creato tensioni crescenti. Nonostante Abiy fosse originariamente un alleato, il Tplf ha progressivamente perso potere ed è stato gradualmente emarginato. Non solo, ma hanno progressivamente preso spazio nuovi partiti tigrini più aggressivi e più decisi nel riaffermare l’indipendenza del Tigray. Come il Partito dell’indipendenza del Tigray che parla dell’Etiopia come di «un impero» e afferma che la sua missione principale è garantire l’indipendenza della regione settentrionale. Altri due partiti nazionalisti del Tigray affermano di volere che la regione abbia più autonomia per garantire la sua integrità territoriale, promuovere la sua lingua e preservare il suo patrimonio. Un sentimento che si sta diffondendo anche tra gli intellettuali, molti dei quali iniziano apertamente a parlare di secessione.

    Quindi, per la prima volta dal 1991, l’argomento dell’indipendenza è all’ordine del giorno della politica mainstream nel Tigray. Il Tplf attualmente controlla tutti i seggi nel parlamento regionale e le elezioni saranno attentamente monitorate. C’è infatti la possibilità che i partiti più nazionalisti e pro-secessione vincano alcuni seggi e possano influenzare la politica locale.

    Il premier Abiy ha ripetutamente affermato che l’Etiopia «non si disintegrerà mai», aggiungendo che è fiducioso di poter tenere insieme la nazione, nonostante la violenza etnica, religiosa e politica che ha colpito diverse parti del paese, lasciando circa due milioni di senzatetto da quando è entrato in carica.

    Il 16 agosto, più di 50 leader religiosi, anziani e personalità di spicco si sono recati da Addis Abeba, la capitale federale, a Macallé nel tentativo di alleviare le tensioni. Ma non si conosce ancora il frutto dei loro incontri. In un recente report, il think-tank International Crisi Group ha chiesto che entrino in gioco «mediatori più pesanti» cioè «importanti statisti africani con forti legami sia con il Tplf sia con Abiy».

    Anche perché in gioco ci sono anche i rapporti con l’Eritrea. Nel 2018, il premier Abiy ha firmato con il presidente eritreo Isayas Afeworki un trattato di pace che pone fine «allo stato di guerra» tra i due Paesi. Tuttavia, i valichi di frontiera sono nuovamente chiusi e i motivi non sono chiari.

    Né è stato risolto lo status di Badme, la città contesa tra le due nazioni. L’Eritrea vuole che l’Etiopia si attenga a una decisione della commissione di confine delle Nazioni Unite e che le sia riconsegnata la città. Ma questo non può essere ottenuto senza la collaborazione del governo del Tigray, che amministra l’area. Per Abiy, il Tigray diventa quindi una pedina fondamentale per assicurare la pace. Perderlo significherebbe un trauma per tutta la regione.

    (Tesfaie Gebremariam)

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    5 Settembre 2020 0 commentI
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    Caos Etiopia, il Tigray indice elezioni

    di AFRICA 4 Settembre 2020
    4 Settembre 2020
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