La Fondazione Dar Bellarj di Marrakech (Marocco) inaugura a febbraio la mostra Archéologies, prima tappa di un ambizioso ciclo dedicato all’architettura e alla memoria urbana, con un’esposizione che fonde arte, ricerca e lettura sensibile della città attraverso le sue stratificazioni materiali, storiche e affettive.
La mostra, curata da Laila Hida e Inès Yahiaoui e scenografata da Sara Ayoub, nasce dal simbolico rinvenimento di tracce archeologiche nel sito di Dar Bellarj, legate a una delle prime moschee almoravidi di Marrakech. Qui la “stratigrafia” – archeologica, sociale e urbana – diventa metodo per interrogare il presente e le trasformazioni delle città contemporanee.
Archéologies riunisce artisti e ricercatori del Marocco e dell’estero e propone una pluralità di forme di abitare: micro-architetture, paesaggi affettivi, infrastrutture invisibili, archivi e materiali ricomposti che trasformano oggetti familiari, frammenti urbani e gesti quotidiani in narrazioni di storie, tensioni e possibili futuri.
Pensata come una ricerca del contemporaneo, l’esposizione sfuma i confini tra mostra, laboratorio e spazio di creazione in situ. Dar Bellarj diventa così luogo di osservazione, documentazione ed esperienza diretta.
Il progetto è il primo capitolo del ciclo Architecture(s), concepito come laboratorio aperto e condiviso per far dialogare pratiche artistiche, racconti e saperi di discipline e territori diversi, rafforzando la ricerca e l’impegno culturale nel cuore della comunità.
L’iniziativa è sostenuta dalla Fondazione Susanna Biedermann in partnership con LE 18, Jan Van Eyck Academie, Qanat Collective, Fondation Benchaabane e Dar El Mamoun.


