Dopo il clamoroso ribaltone della Coppa d’Africa 2026 assegnata al Marocco, la Guinea riapre il caso del 1976 e chiede la revisione del titolo vinto dai nordafricani. Al centro, un episodio simile: l’abbandono del campo per protesta. Ma all’epoca le norme attuali non esistevano. La CAF prende tempo, mentre la vicenda rischia di finire davanti al Tas
La Coppa d’Africa continua a far discutere, ben oltre il terreno di gioco. Dopo la clamorosa decisione della Confederazione africana di calcio di assegnare l’edizione 2026 al Marocco, a quasi due mesi dalla finale vinta sul campo dal Senegal, un nuovo fronte si apre in maniera altrettanto sorprendente: la Guinea chiede la revisione del titolo del 1976.
Una richiesta che ha il sapore del paradosso, ma che affonda le radici proprio nell’attualità. La federazione di Conakry sostiene infatti che, alla luce dei criteri disciplinari applicati oggi, anche quanto accaduto cinquant’anni fa dovrebbe essere riesaminato.
Per capire la vicenda bisogna tornare ad Addis Abeba, dove nel 1976 il torneo si disputava con un girone finale a quattro squadre. L’ultima partita tra Guinea e Marocco si trasformò di fatto in una finale: ai guineani serviva vincere, mentre ai nordafricani bastava un pareggio.
Dopo il vantaggio della Guinea, la partita subì una svolta inattesa. I giocatori marocchini abbandonarono il campo per protestare contro una decisione arbitrale, rientrando soltanto dopo oltre dieci minuti. Nel finale arrivò il pareggio che consegnò il titolo al Marocco, grazie all’1-1 che bastava per laurearsi campione.

Oggi, sulla scia del caso Senegal, la Guinea rivendica una presunta disparità di trattamento. “Ridateci il trofeo del 1976” è, in sostanza, la richiesta avanzata alla CAF, con l’argomento che le regole disciplinari dovrebbero essere applicate in modo coerente, indipendentemente dall’epoca.
Il riferimento è all’articolo 84 del regolamento attuale, che prevede la sconfitta per 3-0 a tavolino per le squadre che abbandonano il campo senza autorizzazione. Una norma decisiva nel recente ribaltone che ha assegnato il titolo al Marocco ai danni del Senegal.
Tuttavia, il caso appare giuridicamente fragile: nel 1976 quella regola non esisteva. È proprio questo il nodo centrale che rende difficile una revisione storica, anche se la CAF, per ora, prende tempo e non si è espressa ufficialmente.
Resta il fatto che la decisione sul torneo 2026 ha aperto un precedente destinato a pesare. Non solo ha riacceso polemiche tra Senegal e Marocco, ma rischia ora di innescare una catena di rivendicazioni che attraversa la storia del calcio africano.
A cinquant’anni di distanza, quella partita di Addis Abeba torna così sotto i riflettori. E, come dimostra il possibile ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, la sensazione è che questa “finale infinita” sia tutt’altro che conclusa.


