Dopo aver minacciato di farlo una settimana prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti lo scorso novembre, il premio Nobel Wole Soyinka ha confermato che di aver distrutto la sua green card (permesso di soggiorno) dopo la vittoria di Donald Trump. Soyinka, il primo scrittore africano a ricevere il premio Nobel per la Letteratura, negli anni Sessanta è stato incarcerato due volte per le critiche al governo nigeriano. Nel 1994, il Presidente de facto Sani Abacha gli ha ritirato il passaporto, dopo che aveva invitato i nigeriani a non pagare le tasse perché il loro denaro avrebbe aiutato il regime. Dopo anni di esilio volontario, Soyinka si è rifugiato negli Stati Uniti e, con l’aiuto di ex Presidente americano Jimmy Carter, ha ottenuto il permesso di residenza. In seguito ha ricevuto una condanna a morte in contumacia nel 1997 dal regime di Abacha. «I muri – ha detto lo scrittore – sono costruiti nella mente e Trump ha eretto muri non solo nelle menti degli americani, ma in tutto il mondo».
(19/01/2017 Fonte: The Guardian)
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