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Carlo Petrini

    CulturaNEWS

    Addio a Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food che ha creduto nell’Africa

    di claudia 22 Maggio 2026
    Scritto da claudia

    È stato il pioniere della filosofia del cibo “buono, sano e giusto”, con la morte di Carlo Petrini scompare una delle figure che più hanno contribuito a cambiare il modo di pensare l’alimentazione negli ultimi quarant’anni. Gastronomo, intellettuale e fondatore di Slow Food, Petrini ha costruito una visione capace di unire ambiente, agricoltura, diritti sociali e cultura, sintetizzata nel principio del cibo “buono, pulito e giusto”.

    Nato a Bra (Cuneo) nel 1949, Petrini intuì molto presto i rischi dell’omologazione alimentare e dell’agricoltura industriale. Da questa intuizione nacque nel 1986 Slow Food, divenuto negli anni un movimento presente in oltre 160 Paesi. Il suo obiettivo non era soltanto difendere le tradizioni gastronomiche locali, ma restituire dignità ai piccoli produttori, salvaguardare la biodiversità e promuovere un modello alimentare sostenibile.

    La sua azione ebbe una forte dimensione internazionale, soprattutto in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina. Attraverso la rete di Terra Madre, lanciata nel 2004, Petrini mise in contatto contadini, pescatori, allevatori e comunità indigene di tutto il mondo, creando una piattaforma globale alternativa all’agroindustria dominante.

    Tra i progetti più simbolici vi sono gli “Orti in Africa”, avviati per rafforzare la sicurezza alimentare e l’autonomia delle comunità locali. In numerosi Paesi africani gli orti scolastici e comunitari sostenuti da Slow Food hanno contribuito alla formazione dei giovani, alla tutela delle sementi tradizionali e alla valorizzazione delle produzioni locali. Un’esperienza che Petrini considerava fondamentale nella lotta contro fame, povertà e dipendenza economica.

    Importante anche il lavoro dei Presìdi Slow Food (quasi 500 in tutto il mondo), creati per salvare produzioni agricole e alimentari minacciate dalla globalizzazione. Dall’Etiopia al Kenya, dal Libano al Marocco, fino a Perù, Brasile e Messico, i Presìdi hanno sostenuto cooperative rurali, produzioni artigianali e comunità indigene, offrendo accesso ai mercati internazionali senza rinunciare alle identità culturali locali.

    In Asia e Medio Oriente Petrini promosse iniziative dedicate alla tutela delle culture alimentari tradizionali e all’agricoltura sostenibile, insistendo sul legame tra cibo, pace e giustizia sociale. In America Latina collaborò con reti contadine e popolazioni amazzoniche, sostenendo la difesa della biodiversità e dei territori minacciati dalla deforestazione e dalle monoculture intensive.

    Il suo pensiero trovò spazio anche nelle istituzioni internazionali. Collaborò con la Fao, partecipò ai lavori delle Nazioni Unite e nel 2013 fu insignito del premio Champion of the Earth del Programma Onu per l’Ambiente.

    Petrini lascia un’eredità che va oltre la gastronomia. Ha dimostrato che il cibo non è soltanto consumo, ma cultura, relazione e strumento di emancipazione sociale. “Chi semina utopia raccoglie realtà”, ripeteva spesso. Una frase che sintetizza il percorso di un uomo capace di trasformare una visione in un movimento globale.

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    22 Maggio 2026 0 commentI
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