Il consiglio dei ministri del Burkina Faso ha adottato un decreto che scioglie tutti i partiti e i gruppi politici del Paese e un disegno di legge che abroga le norme che ne disciplinano il funzionamento. Questa decisione, presentata come una “misura di riforma dello Stato”, mira a “preservare l’unità nazionale” di fronte agli eccessi del sistema partitico. Lo si apprende dal verbale della riunione.
Secondo una dichiarazione del portavoce del governo Pingdwendé Gilbert Ouedraogo, questa misura fa parte della Rivoluzione popolare progressista (Rpp) e della rifondazione dello Stato burkinabé. Il ministro di Stato incaricato dell’Amministrazione territoriale e della mobilità, Émile Zerbo (foto di apertura), ha giustificato questa decisione con “una diagnosi approfondita del sistema partitico che ha rivelato numerose deviazioni nell’applicazione del regime giuridico dei partiti e delle formazioni politiche”. Il governo militare burkinabé ritiene che la proliferazione dei partiti politici abbia portato a divisioni tra i cittadini e indebolito il tessuto sociale del Burkina Faso e questa misura ha l’obiettivo dichiarato di “preservare l’unità nazionale e a rafforzare la coerenza dell’azione di governo”, aprendo al contempo la strada a una “riforma del sistema di governance politica”.
Il decreto adottato stabilisce che i beni dei partiti sciolti saranno trasferiti allo Stato. Un altro progetto di legge approvato dall’esecutivo abroga le norme che disciplinano il funzionamento, il finanziamento dei partiti politici e lo status del leader dell’opposizione: questo progetto di legge sarà presentato all’Assemblea legislativa transitoria “il prima possibile”, come detto dal ministro Zerbo.


