di Isabella De Sinno – Centro Studi Amistades
Sostenuta dall’Aics, l’iniziativa promuove un’agricoltura «climate-smart» radicata nelle tecniche locali come lo zaï e i cordoni in pietra. Un modello di sviluppo partecipativo che mette le comunità al centro della lotta al cambiamento climatico
Nel cuore dell’Africa Occidentale, dove il Sahel si trova a fare i conti con crisi climatiche sempre più dure, il progetto Sustlives si propone come un modello innovativo per sostenere la resilienza delle comunità locali. Promossa dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), l’iniziativa interviene in Burkina Faso, uno dei Paesi più vulnerabili della regione, combinando l’adattamento al clima con la salvaguardia delle tradizioni agricole e lo sviluppo comunitario.
Il Paese vive oggi una fase critica. L’estrema variabilità climatica ha compromesso la capacità produttiva delle terre, costringendo gli agricoltori a misurarsi con siccità prolungate, piogge irregolari e un progressivo impoverimento del suolo. In questo scenario, le difficoltà non sono dettate solo dal meteo, ma anche da fattori strutturali come l’accesso alla terra, ai mercati e ai servizi, che influenzano le possibilità di risposta delle comunità locali.
Un approccio oltre l’emergenza
Sustlives non si limita a rispondere all’emergenza, ma punta a un cambio di paradigma. Il progetto promuove sistemi alimentari più robusti attraverso l’agricoltura climate-smart: un insieme di pratiche e tecnologie che permettono di aumentare la produttività, adattarsi ai cambiamenti del clima e, allo stesso tempo, ridurre le emissioni di gas serra.
Il cuore di questa strategia è la riscoperta di tecniche tradizionali, ottimizzate grazie alla ricerca moderna. Nel Sahel, metodi come i cordoni in pietra (stone bunds), le buche di semina (zaï) e le cosiddette «mezzelune» si sono rivelati fondamentali per trattenere l’acqua nel terreno e restituire fertilità a campi altrimenti sterili. Se associate all’uso di materia organica e concimi mirati, queste pratiche garantiscono raccolti più abbondanti proteggendo la salute della terra.
I numeri del successo
I risultati sul campo confermano l’efficacia di questo approccio. Nel distretto di Korsimoro, nel Burkina centrale, ben il 98,3% degli agricoltori ha adottato i cordoni in pietra, mentre il 62,9% utilizza regolarmente lo zaï. Spostandoci a Kantchari, il 60% dei produttori ha integrato arature superficiali e filari di pietre, registrando una crescita netta della produzione. Gli studi agronomici parlano chiaro: l’uso dello zaï può incrementare la resa del sorgo del 271%. Sono dati che dimostrano come la combinazione tra saperi ancestrali e validazione scientifica possa davvero fare la differenza per la sicurezza alimentare dei burkinabè.
Il valore della biodiversità perduta
Un pilastro fondamentale di Sustlives è la valorizzazione delle cosiddette «colture dimenticate» (Nus, Neglected and Underutilized Species). Oggi il sistema alimentare mondiale dipende in gran parte da soli tre cereali: riso, grano e mais. Questa eccessiva semplificazione ha reso l’agricoltura globale più fragile e meno nutriente.
Al contrario, piante come il fonio (un cereale antico privo di glutine) o l’arachide di Bambara (un legume proteico e resistentissimo) sono alleati preziosi. Queste specie si adattano naturalmente ai climi ostili e hanno un grande potenziale economico. Sustlives ne sostiene la coltivazione e aiuta i contadini a inserirle nei mercati locali, trasformandole in una fonte di reddito e salute.
Comunità protagoniste
Un altro elemento chiave del progetto riguarda il coinvolgimento delle persone nel processo decisionale. Nessuna innovazione tecnologica può funzionare se non è compresa e accettata da chi deve utilizzarla. Per questo, il progetto punta sulla «ricerca-azione partecipativa», un dialogo costante tra agricoltori, ricercatori e istituzioni. Solo ascoltando le esigenze reali di chi lavora la terra è possibile abbattere le barriere che frenano lo sviluppo.
Sustlives si inserisce così nel solco degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare quelli legati alla sicurezza alimentare, alla lotta al cambiamento climatico e alla conservazione degli ecosistemi. Il suo successo dipenderà dalla capacità di mantenere questo equilibrio tra produzione agricola e tutela dell’ambiente. Solo attraverso un approccio integrato, che combina innovazione tecnologica, gestione consapevole delle risorse naturali e empowerment comunitario, sarà possibile costruire sistemi alimentari veramente resilienti di fronte alle sfide presenti e future.



