Sudafrica–Russia, primi rientri nel caso dei combattenti reclutati con l’inganno

di Tommaso Meo
soldati sudafricani

di Andrea Spinelli Barrile

I rimpatriati sono solo una parte degli almeno 19 cittadini sudafricani partiti a luglio dello scorso anno dietro promesse di un lavoro ben retribuito in Russia e piu finiti a combattere al fronte in Ucraina

Reclutati con promesse di lavoro ben retribuito, finiti al fronte in Ucraina. È quanto accaduto ad almeno 19 cittadini sudafricani partiti a luglio dello scorso anno, parte di un fenomeno più ampio che avrebbe coinvolto più di un migliaio di africani negli ultimi anni. Questa settimana quattro di loro sono tornati in Sudafrica.

Secondo l’emittente sudafricana Sabc, dopo il loro arrivo avrebbero avuto tutti un colloquio con la polizia sudafricana e la loro posizione sarebbe stata vagliata dalle autorità. La legge sudafricana proibisce infatti ai cittadini e ai residenti di partecipare ad attività militari straniere non autorizzate o di lavorare come mercenari.

Secondo quanto riportato, uomini di età compresa tra i 20 e i 39 anni sarebbero stati attirati in Russia con opportunità di lavoro fasulle, ma sarebbero stati invece arruolati nell’esercito e mandati in prima linea in una guerra che non volevano combattere.

Il sistema Zuma

Lo scorso novembre, la polizia sudafricana ha avviato un’indagine su alcune accuse secondo cui Duduzile Zuma-Sambudla, figlia dell’ex presidente Jacob Zuma, avrebbe convinto gli uomini sudafricani a recarsi in Russia per combattere al fianco delle truppe russe nella guerra in corso. Alla fine di novembre, la polizia sudafricana ha arrestato quattro uomini diretti in Russia attraverso gli Emirati Arabi Uniti, con l’accusa di essersi arruolati in un esercito straniero.

Il 22 novembre la sorellastra di Zuma-Sambudla, Nkosazana Bongamini Zuma-Mncube, ha presentato una denuncia in cui sostiene che otto membri della sua famiglia siano stati arruolati con l’inganno e costretti a combattere in Donbass tra le fila della Russia. Le accuse sono gravissime: tratta di esseri umani, frode e violazione delle leggi sudafricane sul mercenarismo, che non consentono di assistere o combattere per eserciti stranieri senza l’autorizzazione del governo.

Siphokazi Xuma, vicina alla famiglia Zuma, proponeva loro corsi di addestramento in Russia per diventare guardie del corpo e, una volta tornati a casa, il partito Mk avrebbe trovato loro lavoro. Un vero sistema di inganno in cui sarebbe implicato anche il partito Mk, guidato dallo stesso Jacob Zuma, anch’egli con un ruolo attivo: ha negoziato di recente con il ministro della Difesa russo Andrei Belusov il rimpatrio di queste persone.

Il 10 febbraio, il presidente Cyril Ramaphosa ha parlato al telefono con il suo omologo russo Vladimir Putin e ha discusso del processo di rimpatrio dei sudafricani che combattono a fianco delle forze russe in Ucraina. In una dichiarazione ufficiale diffusa il giorno successivo, il ministro degli Esteri sudafricano Ronald Lamola ha detto di sperare che il gruppo rimanente di uomini sudafricani possa tornare a casa sano e salvo.

La presenza di militari sudafricani in Ucraina era stata già confermata i primi di novembre dall’ufficio del presidente Ramaphosa, che aveva fatto sapere di aver ricevuto richieste di aiuto da parte di queste persone e di aver avviato un’indagine. Dal 2022, più volte in Sudafrica si era parlato di cittadini sudafricani arruolati tra le fila dei mercenari russi del gruppo Wagner.

Un fenomeno che riguarda tutta l’Africa

Il rapporto “The business of despair”, pubblicato la scorsa settimana dall’organizzazione Impact, documenta l’entità del fenomeno nel continente africano. L’inchiesta rivela che almeno 1.417 africani sono stati reclutati dal 2023 per combattere a fianco delle forze russe in Ucraina, spesso a seguito di campagne rivolte a giovani in cerca di opportunità economiche o della possibilità di emigrare. Diverse centinaia di loro sarebbero invece già morti al fronte.

Anche il governo nigeriano ha espresso di recente la sua “profonda preoccupazione” per la recrudescenza dei casi di reclutamento illegale dei suoi cittadini per combattere in conflitti armati all’estero, denunciando “pratiche ingannevoli” che espongono le vittime a gravi rischi per la sicurezza e per la giustizia. In una dichiarazione ufficiale, il ministero degli Affari Esteri ha citato i casi di numerosi cittadini nigeriani reclutati con promesse di lavori ben retribuiti, posizioni nel settore della sicurezza o opportunità educative

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