Il capo di stato maggiore della Difesa dell’Uganda, generale Muhoozi Kainerugaba, ha detto che le autorità hanno arrestato circa 2.000 sostenitori dell’opposizione e ne hanno uccisi almeno altri 30 dal 15 gennaio al 22 dello stesso mese, nell’ambito della repressione scatenata dal governo ugandese dopo le elezioni che hanno consegnato a suo padre, il presidente Yoweri Museveni, un settimo mandato.
In una serie di post pubblicati nella notte tra venerdì e sabato su X, Kainerugaba ha descritto i sostenitori del leader dell’opposizione Bobi Wine come “terroristi” e ha scritto che le forze di sicurezza ne stanno ancora cercando molti e non si fermeranno fino a quando non saranno tutti agli arresti o morti: “Finora abbiamo ucciso 30 terroristi del Nup” ha scritto Kainerugaba, riferendosi alla Piattaforma di unità nazionale di Wine, senza fornire dettagli sulle modalità delle morti. “La maggior parte dei leader terroristi del Nup si nasconde. Li prenderemo tutti”.
Museveni, 81 anni, guida l’Uganda da 40 anni: oggi si festeggia nel Paese il Liberation Day, che è il giorno in cui il National resistance movement (Nrm, guidato proprio da Museveni) prese il potere spodestando Milton Obote dopo cinque anni di guerriglia. Museveni è stato dichiarato pochi giorni fa vincitore delle elezioni del 15 gennaio, tenutesi con un lungo blackout di Internet a livello nazionale.
Wine, un’ex pop star il cui vero nome è Robert Kyagulanyi, ha contestato il risultato elettorale denunciando irregolarità diffuse, tra cui brogli elettorali, ma è stato costretto a fuggire proprio per via delle minacce esplicite ricevute, che si sono trasformate in una vera e propria caccia all’uomo nella quale, per il momento, a farne le spese è stata la famiglia di Wine: agli arresti domiciliari dal 16 gennaio, due notti fa le forze antiterrorismo del Jap hanno fatto irruzione all’interno della casa, distrutto beni e malmenato i familiari, tra cui la moglie di Wine, finita in ospedale. Lo stesso Wine ha accusato gli uomini del Jap di avere cercato di strangolare la moglie.
Il governo accusa i sostenitori di Wine di aver incitato alla violenza durante il voto, mentre l’opposizione sostiene che i suoi membri sono stati presi di mira dalle forze di sicurezza: secondo Wine tre dei quattro vicepresidenti del partito Nup sono attualmente in carcere, arrestati con l’accusa di terrorismo e una violenza inaudita contro chi era con loro, ma da parte delle autorità ugandesi non c’è stata conferma e attualmente si ignora dove si trovino due di loro. Le tensioni si sono intensificate questa settimana con l’arresto del parlamentare dell’opposizione Muwanga Kivumbi, figura di spicco del Nup e vice di Wine: secondo l’organizzazione per i diritti umani Agora discourse, resterà in custodia cautelare fino al 3 febbraio.
La repressione, tuttavia, mano a mano che le notizie e le immagini delle violenze cominciano a uscire dal Paese sta causando diverse reazioni a livello internazionale: giovedì, il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres ha dichiarato di essere “allarmato” dalle notizie di arresti e violenze che hanno coinvolto esponenti dell’opposizione e ha esortato alla moderazione e al rispetto degli obblighi dell’Uganda in materia di diritti umani. I partiti di opposizione e gli attivisti per i diritti umani affermano che alcuni detenuti sono trattenuti in centri di detenzione non ufficiali, dove si sospetta che siano sottoposti lunghe sedute di tortura.



