di Andrea Spinelli Barrile
Un’inchiesta pubblicata da Public Eye ha riacceso il dibattito sulle pratiche di Nestlé in materia di alimenti per l’infanzia in Africa: la Ong svizzera ha denunciato che la multinazionale offre nel continente cereali per l’infanzia contenenti alti livelli di zuccheri aggiunti, mentre i prodotti equivalenti venduti in Europa ne sono privi. Nestlé ha respinto le accuse, dichiarando di rispettare tutte le normative applicabili.
Non è la prima volta che Public Eye affronta questo problema: lo scorso anno ha pubblicato un rapporto che rivelava la presenza di quantità significative di zuccheri aggiunti in marchi leader come Nido e Cerelac, esportati nei Paesi meno sviluppati di Africa, Asia e America, mentre gli stessi prodotti destinati all’Europa non ne contenevano. Secondo l’inchiesta, Public Eye e i suoi partner hanno acquistato un centinaio di prodotti Cerelac in 20 Paesi africani, per poi farli analizzare da Inovalys, un laboratorio francese specializzato nel settore agroalimentare.
I risultati pubblicati dalla Ong indicano che oltre il 90% dei prodotti contiene zuccheri aggiunti, con una media di circa sei grammi per porzione (l’equivalente di una zolletta e mezza di zucchero, un livello superiore del 50% rispetto a quello osservato nello studio del 2024 sui prodotti venduti in Asia e America Latina), prodotti che in Europa non sarebbero nemmeno vendibili. L’indagine specifica inoltre che alcune formule raggiungono i 7,5 grammi per porzione, in particolare nei prodotti destinati ai bambini di sei mesi in Kenya, che equivalgono a quasi due zollette di zucchero, e più i generale concentrazioni di almeno sette grammi per porzione sono state riscontrate in sette Paesi africani.

L’Ong evidenzia anche le differenze con i mercati europei: in Svizzera, Germania e Regno Unito, le formule Cerelac per neonati di sei mesi non contengono zuccheri aggiunti mentre in Sudafrica esistono alcuni prodotti senza zuccheri aggiunti, ma sono stati introdotti soltanto di recente. Si ritiene che i restanti prodotti senza zucchero presenti in Africa siano importati dall’Europa da Paesi terzi: Public Eye ritiene che ciò rappresenti un doppio standard e invita Nestlé ad armonizzare la sua formulazione a livello globale, in conformità con le raccomandazioni internazionali e i parametri sanitari dell’Oms. 20 organizzazioni della società civile provenienti da 13 Paesi africani hanno firmato una lettera aperta in tal senso.
L’indagine evidenzia anche una mancanza di trasparenza: due terzi dei prodotti analizzati non indicavano chiaramente la quantità di zuccheri aggiunti, il che, secondo le Ong, rende difficile per i genitori africani valutarne la qualità nutrizionale: gli specialisti di salute pubblica citati da Public Eye sottolineano che l’esposizione precoce allo zucchero può portare a una preferenza duratura per alimenti altamente zuccherati, un fattore di rischio riconosciuto per lo sviluppo di sovrappeso e malattie metaboliche. Queste preoccupazioni sono aggravate dal fatto che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il numero di bambini in sovrappeso sotto i cinque anni in Africa è quasi raddoppiato dal 1990 e, più in generale, l’Organizzazione raccomanda la completa assenza di zuccheri aggiunti negli alimenti destinati ai bambini sotto i tre anni.
Nestlé, in una nota ufficiale, contesta le conclusioni di Public Eye, definendo le informazioni fornite dalla Ong “fuorvianti e infondate” e sottolineando di essere conforme alle normative nazionali, spesso allineate agli standard internazionali del Codex alimentarius: l’azienda sostiene che i livelli di zuccheri aggiunti nei suoi prodotti destinati al mercato africano rientrano nei limiti applicabili e critica Public Eye per non aver fornito dettagli sufficienti a consentire una verifica completa delle sue analisi. Secondo Nestlé i dati riportati includono talvolta zuccheri naturalmente presenti in ingredienti come latte o frutta, il che, a suo avviso, ne distorce l’interpretazione, e sottolinea il suo impegno nell’ampliare la gamma di prodotti senza zuccheri aggiunti. Secondo il comunicato ufficiale di Nestlé, questi prodotti sono ora disponibili nel 97% dei suoi mercati, inclusa l’Africa, con l’obiettivo di raggiungere la copertura completa entro la fine del 2025.

Nestlé sottolinea inoltre che la malnutrizione rimane una sfida importante in diversi Paesi africani e che i suoi cereali fortificati rappresentano un’importante fonte di micronutrienti per i neonati. L’azienda afferma inoltre che i neonati sono naturalmente abituati a un sapore leggermente dolce, il che favorirebbe l’accettazione dei prodotti.



