Migliaia di persone sono scese ieri in piazza a Mogadiscio e in diverse città della Somalia per protestare contro la decisione di Israele di riconoscere l’indipendenza del Somaliland. Mentre nel Paese i manifestanti marciavano sventolando bandiere somale e palestinesi, in Turchia il presidente Recep Tayyip Erdogan e l’omologo somalo Hassan Sheikh Mohamud hanno condannato congiuntamente la mossa di Tel Aviv, definita “illegittima e inaccettabile”.
Secondo quel che viene riportato dai media locali, in Somalia diversi cortei hanno attraversato la capitale fino allo stadio cittadino; proteste analoghe sono state registrate anche nei centri di Lascanod, Guriceel e Baidoa. La reazione popolare segue l’annuncio del 26 dicembre, con cui Israele è diventato il primo Stato a riconoscere ufficialmente la sovranità del Somaliland, territorio che opera de facto come entità indipendente dal 1991 pur senza legittimazione internazionale. Di segno opposto il clima ad Hargeisa, capitale della regione separatista, dove si sono svolti festeggiamenti con l’esposizione di bandiere israeliane, fatto raro in una nazione a maggioranza musulmana.
A Istanbul, invece, nella conferenza bilaterale svoltasi in seguito all’incontro con Mohamud, Erdogan ha evidenziato che il riconoscimento minaccia la stabilità del Corno d’Africa. “Il governo di Netanyahu ha le mani sporche del sangue di 71.000 nostri fratelli e sorelle palestinesi”, ha detto il leader turco, accusando Israele di voler estendere il conflitto mediorientale al continente africano. Secondo le informazioni riportate, il vertice tra Erdogan e Mohamud ha sancito anche il rafforzamento della cooperazione economica: la Turchia avvierà nel 2026 le trivellazioni energetiche offshore nelle acque somale, utilizzando due nuove navi per la perforazione in acque profonde recentemente acquisite.
Da parte sua, il presidente somalo ha qualificato l’azione israeliana come “aggressione illegale” e violazione della Carta dell’Onu. In un’intervista ad Al Jazeera, Mohamud ha denunciato un presunto doppio fine strategico di Tel Aviv: assumere il controllo delle rotte marittime tra Mar Rosso e Golfo di Aden e, secondo le sue parole, “trasferire forzatamente i palestinesi in Somalia” attraverso la costruzione di una base militare nel Somaliland.



