La crisi climatica e gli sfollamenti interni in Somalia richiedono un’attenzione urgente da parte della comunità internazionale. Lo ha dichiarato ieri Ugochi Daniels, vicedirettrice generale per le operazioni dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), al termine di una missione di quattro giorni nel Paese. “Il popolo somalo sta affrontando alcune delle conseguenze più dure della crisi climatica, che alimenta gli spostamenti interni, mette sotto pressione le città e inasprisce le tensioni per le risorse sempre più scarse”, ha affermato Daniels in una nota diffusa da Mogadiscio, dove ha incontrato autorità governative, leader comunitari, gruppi di donne e squadre dell’Iom. “E tutto questo – ha aggiunto – nonostante la Somalia contribuisca in modo quasi nullo alle emissioni globali”.
Durante la visita, che ha incluso anche la città portuale di Bosaso, Daniels ha potuto constatare l’impatto devastante della siccità, delle inondazioni e dei conflitti che hanno provocato lo sfollamento di circa 3,6 milioni di persone, colpendo quasi metà della popolazione con eventi climatici estremi. “La Somalia non è solo un luogo segnato dalle difficoltà: è anche un esempio straordinario di resilienza”, ha sottolineato la rappresentante dell’Oim, evidenziando le soluzioni locali sviluppate dalle comunità per rispondere agli effetti della crisi climatica, gettando al contempo le basi per la pace e la stabilità.
Nel solo 2024, le comunità somale hanno raccolto oltre 500.000 dollari tramite il sistema di cofinanziamento dell’Iom, somma raddoppiata da altri 2 milioni di dollari investiti dall’agenzia stessa, in progetti di energia solare, accesso all’acqua potabile e agricoltura su piccola scala. “Questa è la resilienza climatica nella pratica: comunità che modellano il proprio futuro, con il sostegno del mondo”, ha dichiarato Daniels, mettendo però in guardia contro i tagli ai fondi umanitari e allo sviluppo, che rischiano di vanificare anni di progressi e di lasciare milioni di persone ancora più vulnerabili.



