Il governo della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) ha ufficialmente dichiarato guerra all’anarchia digitale, stabilendo che il cyberspazio nazionale non potrà più essere considerato una zona franca priva di regole. In una nota diramata nei giorni scorsi, il ministero della Giustizia ha ribadito con fermezza che l’utilizzo delle piattaforme digitali e dei social network, tra cui TikTok, Facebook, X e WhatsApp, deve d’ora in avanti conformarsi rigorosamente alle norme del Codice digitale e del Codice penale.
Le autorità di Kinshasa hanno precisato che, sebbene la libertà di espressione rimanga un pilastro fondamentale garantito dalla Costituzione per tutelare il dibattito pubblico e la critica, essa non può in alcun modo giustificare abusi che ledano l’ordine pubblico o la dignità umana. Lo Stato ha infatti chiarito che atti quali la diffamazione, la diffusione intenzionale di informazioni false, le molestie e l’incitamento all’odio saranno perseguiti penalmente. La nuova direttiva estende la responsabilità legale anche alle minacce, agli insulti e a ogni forma di violazione della privacy che possa compromettere la stabilità sociale e la coesione del Paese.
Un elemento di particolare rilievo nel comunicato ministeriale riguarda la portata internazionale della giurisdizione congolese. Il ministro della Giustizia ha avvertito che chiunque commetta tali reati sarà perseguibile secondo le leggi vigenti, indipendentemente dal fatto che l’autore si trovi fisicamente sul territorio nazionale o operi dall’estero. Il governo ha comunque assicurato che ogni azione legale sarà condotta nel pieno rispetto del diritto a un giusto processo e dei principi di legalità e proporzionalità delle sanzioni, cercando di bilanciare la sicurezza digitale con la protezione delle libertà civili fondamentali.



