La gestione dei migranti in Algeria, tra piccoli progressi e grande ipocrisia 

di claudia
migranti

di Céline Camoin

In aperta violazione dei diritti umani – denuncia la rete Alarmephone Sahara – le forze dell’ordine algerine procedono a retate tra migranti subsahariani sul proprio suolo, e manu militari, li respingono al confine con il Niger, dove vengono abbandonati, spesso senza effetti personali, denaro o telefono.

La Direttrice generale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Amy Pope, ha visitato l’Algeria nella prima settimana di gennaio, per rafforzare la cooperazione con il governo algerino nella gestione delle migrazioni, in particolare nel sostegno al rimpatrio volontario “sicuro e dignitoso” e al reinserimento dei migranti di ritorno. “L’Algeria è un partner chiave nella governance regionale delle migrazioni, sia come Paese di destinazione che di transito”, ha dichiarato Pope. “Lavorando insieme per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, possiamo creare opzioni migratorie basate su opportunità e dignità, tutelare i diritti e promuovere stabilità e sviluppo condivisi”. Secondo la stampa algerina, la direttrice ha anche “accolto con favore la “gestione responsabile e umanitaria” della questione dell’immigrazione irregolare da parte dell’Algeria, nonché la mobilitazione di risorse significative a tal fine, esprimendo la volontà di continuare a sviluppare la cooperazione con l’Algeria per trovare soluzioni durature a questo fenomeno.

Parole, queste, che fanno rabbrividire le organizzazioni di assistenza ai migranti in difficoltà, come la rete Alarmephone Sahara, alla quale abbiamo chiesto una reazione. “È sempre aberrante sentire i discorsi ufficiali quando sappiamo quello che accade realmente. Ma non è sorprendente. Fa parte dell’ipocrisia della governance mondiale sul fenomeno della migrazione”, ha commentato ad Africa Rivista Moctar Dan Yaye, responsabile della comunicazione e delle relazioni pubbliche di Alarmephone Sahara. Ciò che accade nella realtà, questa rete di assistenza lo denuncia nei numerosi rapporti reperibili in rete: in aperta violazione dei diritti umani, le forze dell’ordine algerine procedono a retate tra migranti subsahariani sul proprio suolo, e manu militari, li respingono al confine con il Niger, dove vengono abbandonati, spesso senza effetti personali, denaro o telefono.

Tra queste vittime della deportazione, figurano cittadini nigerini, nell’ambito di un accordo verbale tra Algeri e Niamey risalente al 2014. Ma ci sono anche cittadini di altre nazionalità, che i militari abbandonano al cosiddetto “punto zero”, il confine algero-nigerino nel deserto del Sahara, dal quale devono recarsi a piedi fino alla prima località esistente, Assamaka, diventata un vero e proprio centro improvvisato di accoglienza per migranti. “Questa pratica non si è mai fermata, anzi, peggiora sempre di più”, sostiene Dan Yaye. “Al 18 dicembre 2025, abbiamo censito l’arrivo di 900 persone, tra i migranti cosiddetti ‘ufficiali” (i nigerini, Ndr). Da Assamaka, i migranti che accettano il rimpatrio solitamente si spostano ad Arlit, Agadez, e infine Niamey, dove si trovano i vari centri dell’Oim. 

Nel 2023, le espulsioni sono state talmente frequenti e numerose che Assamaka è stata sopraffatta: da 3.000 abitanti, la località è stata gonfiata con 5.000 migranti supplementari. “Infrastrutture insufficienti, così come cibo da parte delle organizzazioni, emergenza sanitaria, all’epoca ci fu una situazione catastrofica, una città al collasso”, ricorda il portavoce. All’epoca il governo di Niamey alzò la voce contro Algeri, e hanno continuato a farlo le nuove autorità poco dopo il golpe, “ma purtroppo, la situazione non si è mai ribaltata”.

Ora, il governo algerino e l’Oim hanno firmato ad Algeri un accordo riguardante la gestione dell’hotel dell’aeroporto di Dar El Beida (Algeri), che sarà destinato all’accoglienza dei migranti irregolari iscritti al programma di ritorno volontario assistito e di reintegrazione nei loro Paesi di origine. “Può essere un piccolo passo in avanti migliorativo”, commenta l’esponente di Alarmephone Sahara, ipotizzando che forse, meno migranti subsahariani verranno deportati illegalmente nel deserto del Niger. “Tuttavia, c’è da interrogarsi sul concetto di assistenza al rimpatrio volontario”: l’Oim, infatti, offre un’assistenza a chi accetta di tornare nel proprio luogo di origine. “Ma davvero si tratta di ritorno ‘volontario’? Chi indaga sul perché questi migranti sono scappati, o sul come sono stati catturati ed evacuati? L’Oim non è forse finanziata dagli stessi Paesi che hanno demonizzato il fenomeno della migrazione e messo in atto pratiche di respingimento irrispettose della dignità e dei diritti della persona umana?”. 

Globalmente parlando, il fenomeno della migrazione o delle persone in mobilità non supera il 3 percento, secondo il nostro interlocutore. “La nostra visione – conclude – è ‘Liberi di partire, liberi di restare’ . Non possiamo forzare le persone a tornare laddove sono partite, se non lo vogliono. Questa maniera di demonizzare la migrazione fa parte di una strategia di caos organizzato dai dirigenti politici per distrarre l’opinione dal loro fallimento economico, dal fallimento nel poter offrire prospettive reali alle popolazioni, esse siano in Africa, in Europa o in America”. 

Condividi

Altre letture correlate: