di Annamaria Gallone
Anche la 35esima edizione del Fescaaal (Festival di Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina) è terminata dopo avere proposto una selezione di alta qualità artistica e di grande successo di pubblico. Fescaaal 2026 ha confermato l’attenzione verso autrici e autori che raccontano, con sguardo personale e politico, le trasformazioni del presente, nelle regioni del mondo più complesse e sulle quali gravano enormi problemi di disuguaglianza sociale e culturale.
La sezione dei cortometraggi, che mantiene lo zoom sull’Africa, si conferma tra le più interessanti perché permette di scoprire nuovi talenti: molti dei registi selezionati giovanissimi nelle precedenti edizioni, si sono poi affermati con grandi successi internazionali. I corti di quest’anno venivano soprattutto dal Nord Africa, e sono stati i più premiati.
Zizou, del regista egiziano Khaled Moeit è un cortometraggio particolarmente significativo che, con una storia semplice e un linguaggio immediato, tocca tematiche importanti e attuali, specie per un pubblico di giovanissimi. Siamo nella periferia di una città egiziana e Zizou è un ragazzo sovrappeso di 13 anni che passa gran parte della giornata con Magdy, il suo unico vero amico. Il suo desiderio più grande è quello di essere accettato dal ragazzo più popolare del quartiere, Zaki, ma ogni tentativo finisce in un’umiliazione, coi coetanei che lasciano Zizou ai margini e lo prendono in giro per il suo peso. Quando Zaki si avvicina a Magdy, Zizou si ritrova a mettere in discussione il concetto di amicizia stessa, alla costante ricerca di un equilibrio tra il bisogno di essere accettato e una necessaria affermazione individuale. In poco meno di 20 minuti, Zizou riesce a raccontare una storia di bullismo,di amicizia, e in generale di crescita, toccando con una efficace delicatezza i temi tipici dei coming of age e restituendoli con un approccio che rende facile l’identificazione, spingendo chi guarda a mettersi in posizione di ascolto.
Il film si è aggiudicato il premio il Premio Cinit – Cineforum Italiano, con la seguente motivazione: «Per le cruciali tematiche tanto a cuore al pubblico giovanile e il modo diretto e realistico con cui viene tratteggiata l’evoluzione emotiva del protagonista, dibattuto tra desiderio di accettazione, bisogno di affermazione e ricerca di amicizia; Per l’originale e attuale ritratto di un ragazzo sospeso tra lai dimensione fanciullesca e la conflittuale età adulta, custode di un corpo che, insieme, lo schiaccia e lo protegge, per il tramite della maglietta ostinatamente esibita per trasformarsi davanti ai pari nel “supereroe del calcio”; Per la tenace determinazione del protagonista, chiamato a mettersi in discussione superando l’immagine fagocitata dalla rete e aprendosi al mondo e alla possibilità di una nuova vita».
Un altro corto premiato, Les jardins du Paradis (I giardini del Paradiso) della regista marocchina Sonia Terrab , racconta la storia di Naima, una donna che vive sola con il figlio Ahmed, 11 anni, in una baraccopoli alla periferia di Casablanca. Quando viene decisa la demolizione dell’area e il conseguente trasferimento delle famiglie, il bambino è costretto a cambiare scuola. Tuttavia, la procedura si blocca a causa dell’assenza del padre, scomparso da anni, la cui firma resta necessaria per completare il trasferimento.
Alla sua prima esperienza nella fiction, la regista prosegue il lavoro già avviato nel documentario, focalizzato sugli “invisibili”, sulle donne e sui giovani marocchini. Il film, ispirato a situazioni reali, propone un’immersione nel contesto sociale marocchino con il coinvolgimento di abitanti del luogo, mantenendo una forte aderenza alla realtà. La durezza della storia è tuttavia raccontata con grande sensibilità in un contesto segnato dall’attesa, ancora disattesa, della riforma del Codice di famiglia marocchino. Sonia, convinta femminista, evidenzia come la storia di Naima non rappresenti un caso isolato. L’attuale normativa in Marocco, infatti, continua ad attribuire la tutela esclusiva del minore al padre, anche in situazioni di abbandono. Coprodotto tra Marocco e Francia da Iris Productions e Cinenovo, il cortometraggio era già stato presentato in anteprima mondiale al Festival internazionale del film francofono di Namur e ha ricevuto una menzione speciale della giuria al Festival internazionale del cinema francofono in Acadie (Ficfa). L’opera è stata inoltre proiettata all’Interfilm festival di Berlino e al Festival nazionale del film di Tangeri, oltre a essere selezionata in oltre 20 rassegne internazionali.
Il corto si è aggiudicato ben due premi: il premio multimedia San Paolo – Telenova e il premio per il Miglior cortometraggio africano scelto dalla giuria dei giornalisti «per la precisione senza compromessi con cui ha rappresentato il conflitto inerente alla condizione femminile in un’area geografica specifica, il Maghreb, ma che riguarda tutto il mondo. Per l’assenza di retorica e per la capacità di includere nel racconto spunti di riflessione vitali in un mondo alla deriva».
Il Premio Coe Little Zebra è invece andato Submergido di Ariel Añez (Mozambico). Quando Amarildo scompare mentre combatte nella guerra a Cabo Delgado, in Mozambico, le voci della sua defezione sconvolgono la sua famiglia. Mentre suo fratello, Sérgio, torna a casa per dare la tragica notizia, scopre un fatto curioso: il suo giovane nipote, Pércio, condivide un misterioso e profondo legame con il padre scomparso. Splendidamente girato, Submergido di Ariel Añez esplora l’intersezione tra trauma personale e collettivo, seguendo una singola famiglia colpita dalla guerra.
La motivazione del premio è stata la seguente: «Per la potenza evocativa, le scelte essenziali e un linguaggio visivo che si rivolge direttamente alla sensibilità più intima, questo cortometraggio dimostra che il Cinema raggiunge il suo scopo quando smette di descrivere il mondo per iniziare, finalmente, a evocarlo».



