di Andrea Spinelli Barrile
In Kenya, un quarto della popolazione soffre di insicurezza alimentare, ma il Paese spreca ogni anno circa nove milioni di tonnellate di cibo, pari al 40% della produzione agricola. Un rapporto mette in luce le criticità lungo le principali catene alimentari del Paese.
Nonostante un quarto dei keniani fatichi ogni giorno a procurarsi abbastanza cibo, il Paese spreca quasi 9 milioni di tonnellate di alimenti all’anno, pari al 40% della produzione agricola. Lo rivela uno studio del World Resources Institute (Wri) Africa, intitolato “Perdite e sprechi alimentari nelle filiere di mais, patate, frutta fresca e pesce in Kenya 2025”. Il documento fornisce una mappatura unica delle perdite alimentari nelle principali filiere del Paese dell’Africa orientale.
I dati sono allarmanti: oltre un terzo del mais e del pesce prodotti in Kenya viene perso prima di raggiungere i consumatori, così come più della metà della frutta fresca, tra cui mango, avocado e banane. Le patate, alimento base in molte contee, registrano un tasso di perdita del 23%. “Queste perdite non sono solo uno spreco di risorse, ma compromettono direttamente la sicurezza alimentare, i redditi dei piccoli produttori e la resilienza climatica del Paese”, ha dichiarato Beryl Ajwang, ricercatrice del Wri e coautrice del rapporto, durante la presentazione dello studio all’Africa Food Systems Forum 2025 (Afsf) a Diamniadio, in Senegal. Le perdite di mais immagazzinato, citate come esempio, possono costituire una minaccia per la sicurezza nazionale, mentre le inefficienze nelle catene di approvvigionamento privano le imprese di profitti e i consumatori di prodotti nutrienti e accessibili.

Il rapporto sottolinea anche la frammentazione dei dati disponibili: “Esistono solo pochi studi isolati sulle perdite di banane, patate o mais, e coprono segmenti limitati delle catene del valore. Le perdite in azienda, durante il trasporto o lo stoccaggio rimangono in gran parte invisibili”, ha spiegato Ajwang, secondo cui questa mancanza di informazioni ostacola lo sviluppo di politiche pubbliche efficaci e impedisce una mobilitazione adeguata da parte delle autorità e dei partner del Kenya.
Per affrontare l’emergenza, il Wri propone una strategia su tre fronti: migliorare i sistemi di monitoraggio e raccolta dati, ampliare l’uso di tecnologie e innovazioni comprovate e rafforzare il coordinamento delle politiche a tutti i livelli.
Attualmente le perdite alimentari sono stimate in 72 miliardi di scellini kenioti (475,9 milioni di euro). Una riduzione del 50% permetterebbe di sfamare oltre 7 milioni di persone ogni anno, immettere 36 miliardi di scellini (237,9 milioni di euro) nell’economia nazionale e ridurre le emissioni di carbonio di oltre 7 milioni di tonnellate.



