Haroun e Bensaïd, cortometraggi d’autore

di Diego Fiore
Interdependance
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Film corale estremamente interessante ed emozionante presentato in anteprima al Festival di Roma nel 2018 e ora diffuso capillarmente in tutto il mondo, “Interdependance” racconta come l’uomo abbia tradito la terra e quali sciagure si prospettano per il futuro minacciando già il presente. Prodotto da Adelina von Füstenberg di Art for the world, gli undici corti che lo compongono riflettono le scelte registiche e gli approcci diversi di noti registi da vari Paesi del mondo, tra cui due africani.

Tra questi è visibile fino al 1° giugno in streaming gratuito su Festival Scope, grazie all’iniziativa della Commissione Europea Meet the Neighbours of the Neighbours, il cortometraggio A Sunny Dayun piccolo capolavoro di di Faouzi Bensaïd, grandissimo regista, attore e sceneggiatore marocchino, che ha scelto il registro umoristico per raccontare un futuro distopico assurdo. Lo spassosissimo protagonista è Faouzi stesso, un personaggio tra Tati e Buster Keaton. Quando ho visto per la prima volta il suo film mi sono divertita, ma pochi mesi dopo, rivedendolo, mi sono venuti i brividi perché la storia, che mi era sembrato di amara, ironica fantasia, racconta esattamente il nostro presente funestato dal coronavirus: alla fermata del bus un altoparlante impone gracchiando l’uso delle maschere, il cibo viene consegnato a distanza indossando i guanti, per frequentare la spiaggia bisogna attenersi rigorosamente a turni con sdraio allineate in un ordine ben preciso… Da vedere assolutamente, anche per evitare incidenti come scambiare la propria ragazza con un’altra a causa delle voluminose maschere che coprono il viso!

Il suo secondo cortometraggio africano inserito in “Interdependance” è invece Lac del ciadiano Mahamat Saleh Haroun, uno tra i più validi, famosi e pluripremiati registi dell’Africa subsahariana. Girato con la consueta raffinatezza di immagini racconta la storia di una madre e una figlia pescatrici che ormai dal lago Ciad pescano solo plastica invece dei pesci: faticano quindi a sopravvivere e la giovane non può frequentare la scuola. Ma al di là della denuncia, Haroun prospetta anche una soluzione: con la plastica raccolta le due protagoniste intrecciano solide corde che vendono con successo al mercato, ben presto imitate da tutte le donne del villaggio. Purtroppo il corto non è inserito tra i film scelti per Meet the Neighbours of the Neighbours.

(Annamaria Gallone)

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