Bintou e Uwaila: anche a Modena Black Lives Matter

di Dante Farricella
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Rabbia, delusione, frustrazione. Questo hanno provato Bintou Toure e Uwaila Osawaru nel vedere sui social il video degli 8 minuti e 40 secondi che riprendeva in diretta la morte di un uomo nero per mano di un poliziotto bianco.

Due ragazze, sotto i venti anni, nate in Italia, ma di origini e culture differenti; guineana, francofona e islamica Bintou, nigeriana, anglofona cristiana Uwaila. Hanno deciso che era giunto il momento di far sentire la voce dei giovani della Black Community di Modena. Per protestare, per dire no, non siamo d’accordo con questa società che penalizza il nero, fino a giustificare la sua morte per mano di quelle forze che avrebbero il compito di tutelarne la vita.

Hanno agito come sapevano fare, sui social… instagram e whatsapp, postando messaggi di sensibilizzazione e richieste di partecipazione, fino ad arrivare a muovere quasi mille persone nel pomeriggio del 6 Giugno a Modena.

Due giovani donne con una storia comune a migliaia di altri ragazzi e ragazze che vengono, spesso semplicisticamente, definiti “seconde generazioni”.

Durante l’infanzia rifiutavano il loro essere nere, con i  capelli crespi. Volevano essere più bianche, più italiane, più “belle”. Uwalia mi confessa che in famiglia la chiamavano “Ebo”, che nella sua lingua vuol dire “la bianca”. Poi è arrivata la coscienza di sé, della propria “negritudine” e infine l’orgoglio di essere africane e nere.

Corollario di questo percorso identitario il razzismo sparato in faccia.  “Sei italiana sui documenti, ma non lo sei di razza…”. Così viene apostrofata Bintou a scuola…. Una sofferenza da cui nasce più forte la ricerca della vera se stessa: italiana, ma con una forte attrazione verso le origini.

Da questa consapevolezza, unita al dolore e alla frustrazione per gli avvenimenti di Minneapolis, Bintou e Uwaila hanno deciso, pur conoscendosi pochissimo, di buttarsi alle spalle le differenze  e di far nascere questa manifestazione, pensando che essere diversi non significa non potere fare le cose insieme, come invece spesso accade, secondo loro, anche nella comunità nera di Modena che frequentano. Proprio da qui nasce uno dei rimpianti di Bintou: l’assenza di molti ragazzi neri alla manifestazione. Lo ha urlato dal microfono, invitando tutti a prendere posizione, a vincere l’indifferenza perché, dice citando Liliana Segre, “l’indifferente è complice, complice dei misfatti peggiori” .

Qualche rimpianto, sì, ma anche la gioia di vedere così tante persone, di tutti i colori. Tanti “italiani caucasici” – come li definisce lei – che testimoniano la loro vicinanza e, aggiunge Uwaila, persone di tutte le età, non solo i giovani a cui avevano rivolto gli inviti. Diverse centinaia, forse un migliaio, una sorpresa per loro che pensavano che potessero esserci al massimo 200 persone. Alcuni, dice Uwaila, sono venuti perché è un trend… “Pubblicano le loro stories su Instagram, raccattano likes, ma poi non si mettono in gioco. Dai nostri amici “caucasici” ci aspettiamo un’alleanza nella diversità, perché la nostra storia non può essere la loro storia, ma insieme dobbiamo arrivare ad un fine comune Black Lives Matter

Testo e foto di Dante Farricella

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