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Edizione del 24/08/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

Tommaso Meo

Tommaso Meo

    Namibia cybercrime
    QUADERNI AFRICANI

    La Namibia accelera sulla legge contro il cybercrime: tra sicurezza digitale e tutela dei diritti

    di Tommaso Meo 7 Febbraio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Alessio Briguglio –Centro Studi Amistades

    Il governo namibiano rilancia le consultazioni per un disegno di legge su reati informatici e protezione dei dati personali. L’obiettivo resta combattere cybercrime e abusi online, bilanciando però sicurezza e libertà fondamentali

    La recente dichiarazione del Ministro dell’Informazione e Comunicazione della Namibia di accelerare l’adozione di una legge sui reati informatici e sulla protezione dei dati personali segna un passaggio cruciale nella risposta dell’Africa meridionale alle nuove minacce digitali. In un incontro a Windhoek, lo scorso 27 gennaio, la ministra Emma Theofelus ha annunciato che le consultazioni sul disegno di legge contro i reati informatici riprenderanno a febbraio, con l’obiettivo di contrastare fenomeni come molestie online, persecuzioni telematiche, abusi legati alla diffusione di immagini e utilizzo illecito di contenuti manipolati digitalmente, con attenzione anche alla violenza di genere nell’ambiente digitale.

    Iniziativa, questa, nata in un contesto legislativo inadeguato. La Namibia è, infatti, tra i pochi Paesi nella Southern African Development Community (Sadc) che non ha ancora varato un quadro organico di norme specifiche sul cybercrime, nonostante gli attacchi informatici ripetuti che hanno compromesso le infrastrutture critiche del paese, centinaia di migliaia di incidenti digitali dal 2024.

    Sul piano giuridico regionale esiste, comunque, un quadro normativo continentale di riferimento, la Convenzione dell’Unione Africana sulla Cyber Security e sulla Protezione dei Dati Personali, anche nota come Convenzione di Malabo, già adottata nel 2014, che stabilirebbe principi generali per la lotta al cybercrime e la protezione della privacy e dei dati personali. Il rispetto di questa convenzione richiedeva ai Paesi aderenti, proprio, di armonizzare le proprie leggi con standard internazionali, garantendo al contempo che le misure di contrasto siano bilanciate con diritti fondamentali quali privacy e libertà di espressione.

    Meglio tardi che mai, dunque. Non mancano, però, voci critiche sul contenuto della normativa rispetto al rapporto tra repressione dei cybercrime e diritti civili.

    Occorre ricordare come, in Namibia come in ogni angolo del nostro pianeta, se una legge non incorpora necessari sistemi di salvaguardie robuste per la privacy e la libertà di espressione, rischia di favorire sensibilmente l’espansione di poteri di sorveglianza statale, oltre all’abuso di quegli stessi strumenti digitali di controllo contro i cittadini. Timore che aumenta vertiginosamente se la normativa in questione non è accompagnata da meccanismi di trasparenza, controllo e responsabilità, come paventato da intelwatch.org già nel 2024.

    Questo equilibrio è cruciale in ogni Paese, ma lo è a maggior ragione in aree dove la cultura giuridica digitale e le infrastrutture di protezione delle libertà non sono ancora mature quanto gli stimoli tecnologici che ne richiedono l’adozione.

    In questo senso, e in termini unicamente comparativi, altri Paesi africani hanno già adottato quadri più completi. Ad esempio, la Protection of Personal Information Act (PoPia) in Sudafrica stabilisce obblighi per il trattamento dei dati personali e impone contemporaneamente limiti alla raccolta e alla diffusione di informazioni sensibili, incluse norme per il trasferimento transfrontaliero e sanzioni per le ipotesi di non conformità.

    La speranza è che l’evoluzione normativa in Namibia possa inserirsi in un più ampio sforzo continentale di modernizzazione del diritto, considerato come i crimini informatici non siano più fenomeni marginali. Basti pensare che “Operation Sentinel” guidata dall’Interpol, insieme ad altre operazioni di polizia congiunte tra ottobre e novembre 2025, ha condotto all’arresto di centinaia di sospetti coinvolti in ransomware, estorsioni telematiche, frodi digitali in quasi 20 Paesi africani, con perdite per le vittime stimate in oltre 21 milioni.

    Circostanze che dimostrano due tendenze criminali. Mentre da un lato, la crescente sofisticazione delle minacce digitali non può e non deve più essere ignorata, dall’altro, è più che mai necessaria una cooperazione e armonizzazione normativa tra Stati africani e partner internazionali per affrontarle efficacemente.

    Un approccio moderno alla sicurezza informatica non può essere disgiunto dalla protezione dei dati e dalla privacy degli individui. Ecco perché l’adozione di normative internazionalmente allineate, compatibilmente alle sensibilità amministrative dei modelli regionali, garantirebbe non solo che i singoli Stati possano perseguire efficacemente i crimini informatici ma, soprattutto, che i diritti fondamentali delle persone siano rispettati proprio in quel processo di contrasto.

    Un approccio che, però, richiede un quadro normativo che vada oltre la semplice penalizzazione della condotta criminale e includa regole chiare sulla raccolta, l’uso e la protezione delle informazioni personali, oltre a salvaguardie in materia di sorveglianza e controllo statale.

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    7 Febbraio 2026 0 commentI
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