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Edizione del 21/08/2026

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Rivista Africa
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claudia

claudia

    inondazioni
    FOCUS

    Sudan: tra inondazioni e accuse, resta aperto il nodo Gerd

    di claudia 3 Ottobre 2025
    Scritto da claudia

    Di Valentina Giulia Milani

    E’ allarme inondazioni in numerosi stati del Sudan. Durante questa emergenza emerge di nuovo il conflitto politico che da anni divide i Paesi lungo il Nilo.

    In Sudan, le acque del Nilo rappresentano in questo periodo dell’anno una minaccia. Per le autorità locali si tratta dell’ennesima emergenza stagionale; per l’Etiopia, invece, una prova che la Grand Ethiopian Renaissance Dam (Gerd) può essere parte della soluzione, mentre per Khartoum e Il Cairo resta una minaccia alla sicurezza idrica. Nel quadro dell’emergenza inondazioni, spicca così il contenzioso politico che da anni divide i Paesi del bacino del Nilo.

    Il ministero dell’Agricoltura e dell’Irrigazione del Sudan ha lanciato un appello urgente ai cittadini che vivono lungo le sponde del fiume affinché prendano precauzioni per proteggere vite e beni, dopo che il livello del Nilo ha superato le soglie di piena in sei Stati: Blue Nile, Sinnar, Gezira, Khartoum, River Nile e White Nile. Alla stazione di Khartoum il livello ha raggiunto 17,33 metri (contro una soglia di 16,50), mentre a Shendi è salito a 17,96 metri (soglia 17,60) e ad Atbara a 15,66 (soglia 15,78). Le autorità hanno dichiarato lo stato di massima emergenza e attivato un’allerta rossa per possibili esondazioni.

    Le piene stagionali del Nilo, tra giugno e ottobre, sono ricorrenti ma negli ultimi anni si sono fatte più distruttive, con centinaia di vittime e danni a case e terreni agricoli. Il contesto attuale, segnato dal conflitto tra le Forze armate sudanesi (Saf) e le Forze di supporto rapido (Rsf), che dal 2023 ha provocato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati, rende la popolazione ancora più vulnerabile a catastrofi naturali.

    In questo scenario, le inondazioni hanno riacceso il dibattito sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam, la grande diga idroelettrica sul Nilo Azzurro inaugurata dall’Etiopia nel settembre 2025. Addis Abeba la considera un’opera capace di regolare le portate e mitigare le piene, mentre il Sudan e soprattutto l’Egitto temono che possa destabilizzare il flusso del fiume e aggravare i rischi idrici a valle.

    Gerd Nilo azzurro

    All’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha accusato Addis Abeba di politiche “unilaterali e destabilizzanti” e ha annunciato che Il Cairo porterà la disputa davanti alla giustizia internazionale, come riportato dal quotidiano britannico The Guardian. Da parte sua, l’Etiopia ha respinto le accuse, sostenendo che le piene attuali dimostrano l’utilità della diga. Il ministro dell’Acqua Habtamu Itefa Geleta ha dichiarato – come ha riferito Associated Press – che senza la Gerd “le conseguenze delle recenti inondazioni sarebbero state catastrofiche”.

    In Sudan, tuttavia, cresce lo scetticismo: media locali come Dabanga Sudan hanno raccolto analisi secondo cui le difficoltà operative della diga, comprese turbine non pienamente funzionanti e scarichi non graduali, possano aver inciso sulle variazioni improvvise del livello del fiume. Un’analisi pubblicata da Arab Progress ha sottolineato che la crisi non è tanto la prova del fallimento della Gerd, quanto della mancanza di un quadro vincolante di cooperazione tecnica tra i Paesi del bacino.
    Storicamente, il Sudan aveva guardato alla diga etiope come a un’opportunità per regolare le piene e migliorare l’irrigazione agricola. Ma le tensioni regionali e l’assenza di un accordo vincolante con Etiopia ed Egitto hanno spostato la percezione verso una crescente diffidenza, come evidenziato in un rapporto del Washington Institute.

    Gli esperti ricordano che le cause delle inondazioni sono multifattoriali: variazioni climatiche, precipitazioni eccezionali, infrastrutture interne indebolite e gestione idrica insufficiente. In questo quadro, la Gerd potrebbe avere un ruolo di mitigazione solo se accompagnata da un coordinamento trasparente e da protocolli condivisi di gestione delle acque.
    Il Sudan Tribune ha riferito che il governo di Khartoum ha annunciato l’intenzione di avviare una revisione dei rapporti idrici con Etiopia ed Egitto per “evitare futuri disastri”. Ma la strada resta in salita: senza un accordo trilaterale, la convivenza sul Nilo continuerà a essere segnata da accuse reciproche e da una crescente politicizzazione di fenomeni naturali che, per la popolazione sudanese, hanno conseguenze sempre più drammatiche.

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    3 Ottobre 2025 0 commentI
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