Somalia, l’ambientalismo di al-Shabaab come strumento di controllo
Divieti contro il taglio degli alberi, campagne di piantumazione, gestione delle emergenze climatiche: nelle aree controllate da al-Shabaab, le politiche ambientali diventano anche strumenti di propaganda e controllo. Un’inchiesta del Center on Armed Groups mostra come la tutela della vegetazione possa servire agli interessi militari del gruppo, mentre la gestione di siccità e alluvioni contribuisce a rafforzarne la presa sulle comunità.
Campagne di piantumazione di alberi, divieti contro l’uso dei sacchetti di plastica e norme per la tutela della vegetazione: in Somalia al-Shabaab utilizza anche la questione ambientale per consolidare il proprio controllo sulle aree del Paese sotto la sua influenza, perseguendo al tempo stesso obiettivi militari e politici. È quanto emerge da un’inchiesta del Center on Armed Groups, pubblicata il 1° ottobre, realizzata attraverso l’analisi con l’intelligenza artificiale di oltre dieci anni di comunicazioni del gruppo jihadista affiliato ad al-Qaeda e interviste con residenti e comandanti nelle zone controllate.
Secondo Ashley Jackson, co-direttrice del Center on Armed Groups e tra le autrici della ricerca, al-Shabaab utilizza le iniziative ambientali anche per la propria propaganda, presentandosi come un’organizzazione più attenta alle esigenze della popolazione rispetto al governo di Mogadiscio. Ma alcune delle misure adottate hanno una precisa funzione militare. È il caso del divieto di abbattere alberi vivi, che contribuisce a preservare la vegetazione utilizzata dai combattenti per nascondere uomini e movimenti alla sorveglianza dei droni e dei satelliti.
La stessa norma può però avere pesanti conseguenze per le comunità rurali, soprattutto durante i periodi di siccità. La legna viene utilizzata per costruire abitazioni, commerciare e produrre carbone e il divieto di abbattere alberi può quindi privare le famiglie di importanti fonti di reddito e sostentamento. Secondo la ricerca, chi viola le disposizioni rischia multe che possono arrivare a circa 1.000 dollari, oltre alle conseguenze legate al controllo esercitato dal gruppo.
Le politiche ambientali si inseriscono in un sistema più ampio di amministrazione dei territori controllati da al-Shabaab. Secondo Jackson, circa un terzo della Somalia è sotto il controllo o l’influenza del gruppo, che in queste aree organizza anche interventi contro le conseguenze degli eventi climatici, dalla pulizia dei sistemi di irrigazione alla prevenzione delle inondazioni e alla gestione delle emergenze. Alcune di queste attività portano benefici concreti alla popolazione, mentre altre rispondono soprattutto agli interessi dei comandanti o alla necessità di rafforzare l’immagine del gruppo.
La dimensione ambientale si intreccia così con una grave crisi umanitaria. Secondo l’analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc) pubblicata il 23 settembre, 5,4 milioni di somali potrebbero trovarsi tra ottobre e dicembre in condizioni di crisi alimentare o peggiori. A Baidoa, nel sud-ovest del Paese, circa 26.000 sfollati rischiano di raggiungere il livello più grave, quello della “catastrofe”.
In questo contesto, la capacità di al-Shabaab di fornire servizi e rispondere alle emergenze climatiche assume anche una valenza politica. Secondo Jackson, dimostrare di saper affrontare efficacemente siccità, alluvioni e altre crisi può consentire al gruppo di rafforzare la propria immagine di autorità e ottenere consenso e legittimità agli occhi delle popolazioni che vivono nei territori sotto il suo controllo.



