Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha firmato una legge controversa che punta a limitare l’influenza straniera nel Paese, provvedimento che ha ricevuto forti critiche dall’opposizione ma an che da parte di ambienti come la Banca centrale, che ha avvertito che potrebbe innescare un «disastro economico».
Museveni, 81 anni, al potere dal 1986, ha ripetutamente denunciato nel corso del suo lunghissimo mandato le influenze esterne in Uganda, accusando i rivali politici interni di ricevere finanziamenti dall’estero: il presidente, secondo una nota presidenziale diffusa ieri sera, ha firmato la legge, rendendola di fatto effettiva: la norma criminalizza la promozione degli «interessi di uno straniero contro gli interessi dell’Uganda» e impone agli agenti stranieri di registrarsi. Vieta inoltre a chiunque lavori per conto di interessi stranieri di elaborare o attuare politiche senza l’approvazione del governo. Le sanzioni per le violazioni includono fino a 10 anni di reclusione e pesanti multe.
Il governatore della Banca centrale, Michael Atingi-Ego, un paio di settimane fa aveva avvertito che la legge potrebbe ridurre i flussi finanziari verso l’Uganda e rischiare di esaurire le riserve valutarie, in una situazione che ha definito un «disastro economico per il nostro Paese». Anche la Banca mondiale ha criticato la legge, sostenendo che potrebbe esporre a responsabilità penale una vasta gamma di «attività di sviluppo di routine».



