Quasi 50.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case nella regione sudanese del Blue Nile a causa dell’intensificarsi dei combattimenti. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che ha lanciato l’allarme, gli scontri hanno provocato nuovi movimenti di popolazione a partire dall’inizio dell’anno.
L’alleanza tra le Forze di supporto rapido (Rsf) e il Movimento di liberazione del popolo del Sudan-Nord guidato da Abdelaziz al-Hilu ha attaccato le località di Kurmuk, Geissan e Bau, causando la distruzione di diverse infrastrutture e il blocco delle attività commerciali e agricole nella regione sudorientale del Paese.
Dal 11 gennaio almeno 49.512 persone sono fuggite dalle aree colpite. Di queste, oltre 25 mila hanno raggiunto il capoluogo regionale Ed Damazin, mentre le altre si sono disperse in altre località del Blue Nile. Circa il 78% degli sfollati vive in insediamenti informali, il 13% in scuole o edifici pubblici e il restante 9% presso famiglie ospitanti.
L’Oim segnala condizioni particolarmente critiche negli insediamenti improvvisati, con scarso accesso a protezione, acqua potabile e assistenza sanitaria. Donne e ragazze, che rappresentano il 53% degli sfollati, sono esposte a maggiori rischi di violenze e sfruttamento. Secondo i dati di marzo, la regione ospita complessivamente 361 mila sfollati interni.



