Il Ciad ha chiuso la sua frontiera con il Sudan dopo gli ultimi scontri

di Tommaso Meo
soldato ciadiano

Il Ciad ha annunciato la chiusura immediata della frontiera con il Sudan in seguito a violenti scontri che hanno causato la morte di cinque soldati ciadiani. La decisione è stata comunicata dalle autorità di N’Djamena dopo un attacco avvenuto nella zona di confine, dove le tensioni legate al conflitto civile sudanese continuano a destabilizzare l’intera regione. Lo Stato ha mobilitato reparti scelti per mettere in sicurezza il perimetro orientale del Paese e prevenire nuove incursioni di gruppi armati provenienti dal territorio vicino.

Il ministero della Difesa ha confermato che l’imboscata è stata tesa da elementi non ancora identificati, ma sospettati di appartenere alle milizie che operano nel Darfur. La chiusura del valico rappresenta un duro colpo per i flussi di aiuti umanitari destinati a oltre un milione di profughi che hanno trovato rifugio nel Paese dall’inizio delle ostilità in Sudan. Le ripercussioni economiche per le comunità locali sono ingenti, con una contrazione degli scambi transfrontalieri che valevano quotidianamente diverse migliaia di euro.

Il presidente ciadiano, Mahamat Idriss Déby Itno, ha convocato d’urgenza il Consiglio di sicurezza nazionale per valutare la risposta militare e diplomatica all’aggressione. Il ministero degli Esteri ha invece avviato contatti con l’Unione africana per chiedere un monitoraggio internazionale della linea di confine e garantire che il conflitto sudanese non travolga la stabilità della nazione. Fonti governative sottolineano che la riapertura dei passaggi sarà subordinata al ripristino di adeguate condizioni di sicurezza per i militari e i civili.

La situazione rimane estremamente fluida e il comando delle forze armate ha ordinato il pattugliamento aereo delle zone desertiche più impervie. Nelle ultime ore non sono stati segnalati nuovi combattimenti, ma l’allerta resta massima per il rischio di rappresaglie.

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