Kenya, per i troppi pozzi a Nairobi è a rischio la stabilità delle case

di Tommaso Meo

La capitale del Kenya, Nairobi, è al centro di un allarme sicurezza legato alla rapida e in gran parte non regolamentata perforazione di pozzi, una pratica che potrebbe compromettere la stabilità del terreno e, in casi estremi, provocare il crollo degli edifici.

A lanciare l’allarme è Florence Jerotich Tanui, idrogeologa e responsabile del programma per la scienza (Divisione idrica) presso l’Ufficio regionale Unesco per l’Africa orientale. Secondo Tanui, molti proprietari di immobili scavano pozzi per risolvere i cronici problemi idrici della città, ma questo può “svuotare” il terreno sotto gli edifici, minacciandone la tenuta.

Il contesto edilizio di Nairobi è già critico: nel 2023 l’Institution of Engineers of Kenya aveva evidenziato che il 75% degli edifici nel Paese è strutturalmente insicuro. La geologia vulcanica della città, caratterizzata da rocce fragili e fortemente fratturate, rende il terreno particolarmente vulnerabile. Negli ultimi anni si sono verificati diversi crolli: nel 2015 otto edifici sono crollati provocando 15 morti, mentre nel 2025 tre palazzi a Nairobi sono venuti giù improvvisamente, causando vittime e feriti.

Secondo il British Geological Survey, la profondità dei pozzi è cresciuta negli ultimi decenni, passando dai circa 50 metri neigli anni ’80 fino agli attuali 400, segnalando un rapido esaurimento delle falde acquifere superiori. Contestualmente, l’espansione urbana ha ridotto la capacità del terreno di assorbire acqua piovana, aumentando il rischio di cedimenti.

Tanui invita le autorità a intervenire con urgenza, sottolineando la necessità di un sistema idrico uniforme e regolamentato per prevenire nuovi crolli e garantire la sicurezza della popolazione e degli edifici in città.

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