Gli ambientalisti lanciano l’allarme per l’aumento delle quote di caccia agli elefanti in Botswana

di claudia
Elefante

Gli ambientalisti hanno espresso forte preoccupazione per la decisione del governo del Botswana di aumentare la quota annuale di caccia agli elefanti, riaccendendo il dibattito sulla gestione della più grande popolazione di elefanti al mondo.

Il Botswana, Paese in gran parte arido con una popolazione di  2,3 milioni di abitanti, ospita oltre 130.000 elefanti, pari a quasi un terzo dell’intera popolazione africana stimata in 415.000 esemplari. Secondo una bozza preliminare del governo, riportata da Al Jazeera in un approfondimento dedicato, la quota di caccia ai trofei per il 2026 dovrebbe salire a 430 elefanti, rispetto ai 410 previsti per il 2025.

La caccia ai trofei era stata vietata nel 2014, ma il governo ha revocato la moratoria nel 2019, sostenendo che l’aumento del numero di elefanti stava aggravando i conflitti con le comunità rurali e che le licenze di caccia rappresentano una fonte di entrate per progetti locali. Il ministero dell’Ambiente ha riferito che nel 2024 il Paese ha incassato oltre 4 milioni di dollari dalla vendita delle licenze, rispetto ai 2,7 milioni del 2023, con costi che possono arrivare fino a 10.000 dollari per animale.

Intervistato da al-Jazeera, Oaitse Nawa, fondatore della Elephant Protection Society, ha definito “troppo alto” il numero di elefanti autorizzati alla caccia, chiedendo al governo di rivedere la propria posizione. Secondo Nawa, l’aumento delle quote rischia di compromettere la salute a lungo termine delle popolazioni di elefanti e di aggravare, anziché ridurre, i conflitti tra fauna selvatica e comunità locali.

Posizioni critiche arrivano anche dal mondo scientifico e dalle organizzazioni internazionali. Will Travers, cofondatore e presidente esecutivo dell’organizzazione Born Free, ha dichiarato ad al-Jazeera che l’espansione delle quote solleva “serie preoccupazioni biologiche”, perché i cacciatori tendono a colpire maschi adulti con grandi zanne, un gruppo numericamente ridotto ma fondamentale per la struttura sociale e riproduttiva degli elefanti.

Di diverso avviso Amy Dickman, professoressa di conservazione della fauna selvatica all’Università di Oxford e direttrice di WildCRU, secondo cui la caccia regolamentata, pur controversa, non rappresenta una minaccia chiave per gli elefanti. In un’intervista ad al-Jazeera, Dickman ha affermato che i proventi della caccia legale contribuiscono a mantenere vaste aree di habitat naturale e possono essere cruciali per le comunità locali, sottolineando che il Botswana resta uno dei Paesi leader nella conservazione dei grandi mammiferi.

Il governo botswano giustifica la caccia anche come strumento per contenere i conflitti uomo-fauna, aggravati dai cambiamenti climatici e dalla riduzione degli habitat naturali. In diversi Paesi africani, tra cui Namibia, Zimbabwe e Tanzania, sono in vigore sistemi analoghi di quote di caccia per la gestione della fauna selvatica.

Secondo Nawa, tuttavia, le alternative esistono e passano da un maggiore coinvolgimento delle comunità locali, dalla formazione su come convivere con gli elefanti e da politiche che leghino la conservazione al turismo, permettendo alle popolazioni rurali di beneficiare economicamente della presenza degli animali senza ricorrere alla loro uccisione.

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