Il colera continua a colpire con forza la regione sudanese del Darfur, dove sono stati registrati finora quasi 2.140 casi e almeno 80 decessi, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite in un comunicato diffuso ieri. Nella sola città di Tawila, epicentro dell’epidemia e sede di oltre 500.000 sfollati fuggiti dalle violenze, si contano più di 1.180 casi, tra cui circa 300 bambini, e almeno 20 vittime.
“Nonostante sia prevenibile e facilmente curabile, il colera si sta diffondendo rapidamente a Tawila e in altre aree del Darfur, mettendo in pericolo la vita dei bambini, soprattutto dei più piccoli e vulnerabili”, ha dichiarato Sheldon Yett, rappresentante dell’Unicef in Sudan citata nella nota dell’Onu.
Tawila, situata a circa 70 chilometri dalla capitale statale El Fasher, è oggi un punto critico dove si sovrappongono emergenze sanitarie, umanitarie e ambientali. La chiusura di ospedali e strutture sanitarie, i danni causati dai bombardamenti, l’assenza di acqua potabile, le carenze igienico-sanitarie e il sovraffollamento nei campi hanno favorito la rapida diffusione del contagio.
L’epidemia si inserisce in un contesto di grave emergenza. Dall’inizio del conflitto armato nell’aprile 2023 tra forze regolari e gruppi paramilitari, le infrastrutture sono state danneggiate, milioni di persone sono state costrette alla fuga e il sistema alimentare è stato compromesso. La carestia è già stata dichiarata in almeno 10 località, tra cui il campo di Zamzam, e oltre una dozzina di altre aree sono considerate a rischio.
Nel Nord Darfur, oltre 640.000 bambini sotto i cinque anni sono oggi in pericolo. Secondo l’Unicef, i casi di malnutrizione acuta grave sono raddoppiati in un anno, aumentando il rischio di mortalità per colera tra i più piccoli. “I bambini indeboliti dalla fame sono molto più esposti alla malattia e alle sue conseguenze”, ha dichiarato l’agenzia. “Non possono aspettare un giorno di più”.
L’Unicef ha chiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto di garantire un accesso umanitario sicuro, continuo e senza ostacoli. Combattimenti, saccheggi e blocchi amministrativi stanno ostacolando la consegna di forniture essenziali, tra cui vaccini, alimenti terapeutici e kit medici. Intanto, l’organizzazione ha intensificato la risposta d’emergenza a Tawila e nel resto del Darfur, distribuendo sali per la reidratazione orale, acqua clorata e kit per l’igiene. Circa 30.000 persone a Tawila hanno ora accesso quotidiano ad acqua potabile sicura e sono attive campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione. Per contenere l’epidemia, l’Unicef prevede la distribuzione di oltre 1,4 milioni di dosi di vaccino orale contro il colera e il rafforzamento dei centri di trattamento. Tuttavia, l’accesso alle aree colpite resta limitato.
Dall’agosto 2024, data della dichiarazione ufficiale dell’epidemia, il Sudan ha registrato più di 94.000 casi di colera e oltre 2.370 decessi in 17 dei 18 Stati del Paese. L’Unicef ha lanciato un appello urgente per raccogliere 30,6 milioni di dollari a sostegno della risposta d’emergenza.



