di Valentina Giulia Milani
È in corso a Victoria Falls, in Zimbabwe, la quindicesima Conferenza delle Parti (Cop15) della Convenzione di Ramsar sulle zone umide. L’incontro riunisce delegazioni provenienti da 172 Paesi, con l’obiettivo di rafforzare la protezione e il ripristino degli ecosistemi umidi a livello globale.
L’edizione di quest’anno è dedicata al tema “Proteggere le zone umide per il nostro futuro comune” e si concluderà con l’adozione della cosiddetta Dichiarazione di Victoria Falls, un impegno politico finalizzato ad ampliare gli sforzi di ripristino ambientale e istituire un Fondo globale per il ripristino delle zone umide.
Intervenendo alla vigilia dell’apertura, la ministra dell’Ambiente, del Clima e della Fauna selvatica dello Zimbabwe, Evelyn Ndlovu, ha definito, ripreso dai media locali, la conservazione delle zone umide “non solo una questione ambientale, ma una priorità climatica, una necessità idrologica e un dovere di sviluppo”.
Tra le principali iniziative annunciate figurano il lancio della piattaforma Global Wetland Watch per il monitoraggio in tempo reale, la creazione della Rete africana degli osservatori delle zone umide e l’integrazione di questi ecosistemi nei quadri nazionali su clima e biodiversità, attraverso anche l’Accreditamento delle Città delle Zone Umide (Wetland City Accreditation).
La segretaria generale della Convenzione, Musonda Mumba, ha descritto l’evento come un momento “storico”, sottolineando che è solo la seconda volta che una Cop di Ramsar si svolge in Africa. “Non è soltanto un vertice tra governi – ha affermato – ma una piattaforma in cui scienza, diplomazia e comunità convergono attorno a un obiettivo comune: la protezione delle zone umide”.
Firmata nel 1971 in Iran, la Convenzione di Ramsar è l’unico trattato internazionale dedicato esclusivamente alle zone umide. Attualmente sono oltre 2.500 i siti Ramsar riconosciuti nel mondo. Lo Zimbabwe ha ratificato la Convenzione nel 2012 e conta oggi sette siti ufficiali, tra cui il lago Chivero, Mana Pools e Monavale Vlei. Secondo la segreteria della Convenzione, dal 1970 il Pianeta ha perso oltre 411 milioni di ettari di zone umide naturali. Il divario finanziario per gli interventi di ripristino è stimato in circa 550 miliardi di dollari.
Nel corso della settimana è atteso l’intervento del presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, che aprirà ufficialmente i lavori. I delegati visiteranno inoltre le aree di conservazione del Kasibo Wetland, nella regione di Hwange, per osservare da vicino gli sforzi locali di ripristino basati sulla natura.



