Il Senegal è alle prese con una paralisi quasi totale del trasporto urbano e interurbano a causa di uno sciopero di tre giorni indetto da quattordici sigle sindacali del settore. La protesta, avviata il 30 marzo e destinata a proseguire fino al 1° aprile, sta causando forti disagi alla mobilità in tutto il Paese.
Al centro della mobilitazione ci sono rivendicazioni di natura legale e istituzionale: i lavoratori chiedono alle autorità di riconoscere ufficialmente una nuova struttura sindacale costituita il 16 febbraio scorso.
Secondo la Federazione dei sindacati dei trasporti stradali, lo sciopero intende inoltre richiamare l’attenzione sul deterioramento complessivo del sistema di trasporto su strada, complice la diffusione del trasporto informale, l’aumento dei controlli e pratiche ritenute assimilabili a forme di estorsione. Gli autisti professionisti denunciano «molestie» e corruzione diffusa lungo le principali arterie del Paese, chiedendo il rispetto degli accordi già sottoscritti per la riduzione dei posti di blocco, impegni che – sostengono – non sono stati mantenuti.
Più in generale, i sindacati lamentano una carenza di rigore istituzionale e il mancato rispetto delle procedure, elementi che ostacolerebbero l’avvio di un dialogo costruttivo con le autorità. La protesta si inserisce in un clima di crescente malcontento nel comparto, dove gli operatori segnalano condizioni di lavoro difficili, aumento dei costi e interlocuzione insufficiente con il governo.
Di fronte alla mobilitazione, l’esecutivo ha invitato a garantire la continuità del servizio per gli operatori non aderenti allo sciopero. Il ministro dei Trasporti terrestri e aerei, Yankoba Diémé, ha esortato i governatori regionali ad adottare tutte le misure legali e regolamentari necessarie per assicurare la libera circolazione dei mezzi, nel tentativo di limitare l’impatto della protesta su cittadini ed economia.



