Il conflitto tra Ruanda e Repubblica democratica del Congo esce dal continente africano e arriva negli Stati Uniti: nei giorni scorsi si è verificato uno scontro fisico tra alcuni agenti della sicurezza al servizio della first lady congolese Denise Nyakeru, moglie di Felix Tshisekedi, e altri al servizio di Jeannette Kagame, sposa del presidente ruandese Paul Kagame. L’episodio si sarebbe svolto nella hall dell’hotel di Washington dove le due donne alloggiavano.
Secondo la ricostruzione fornita alla stampa da un portavoce del governo congolese «c’è stato un tentativo di irruzione nella stanza della first lady da parte di quelli che sospettiamo essere ruandesi, ma stiamo collaborando con le autorità americane e non vogliamo fare speculazioni. La first lady sta bene». Diversa la versione dell’ambasciata ruandese a Washington, che ha fatto sapere che «un membro, disarmato, della scorta di sicurezza di un Vip ruandese», ovvero la signora Kagame, «che alloggiava in un hotel di Washington, si è imbattuto per caso in agenti della sicurezza di una delegazione della Repubblica democratica del Congo in un corridoio dell’hotel». L’ambasciata accusa gli agenti congolesi di avere impedito al loro collega ruandese di accedere agli ascensori, comportamento che la missione diplomatica ruandese ha definito «inappropriato e scorretto in un’area comune». Da qui, la colluttazione, anche se i ruandesi sostengono che «la questione è stata infine risolta senza ulteriori escalation».
In seguito a questo scontro fisico, la delegazione ruandese della first lady avrebbe deciso di cambiare albergo. Quello che sarebbe potuto rimanere un piccolo malinteso si è però trasformato in una disputa diplomatica: l’ambasciata ruandese a Washington infatti lamenta che la delegazione «è stata molestata e filmata da sconosciuti mentre effettuava il checkout e se ne andava. Nonostante questa provocazione, la delegazione ruandese si è sempre comportata con moderazione e professionalità, evitando accuratamente qualsiasi confronto», si legge in una nota. L’ambasciata ruandese ha inoltre accusato i funzionari congolesi di aver fornito «gravi informazioni, false» e ha puntato il dito contro le parole di Patrick Muyaya, ministro dell’Informazione congolese, che per primo ha reso pubblico questo incidente, definendo la ricostruzione della controparte «menzogne spregevoli».
Le delegazioni si trovavano a Washington per colloqui sugli Accordi di Washington per la pace e la prosperità, mediati dagli Stati Uniti e firmati a dicembre con l’obiettivo di placare uno dei conflitti più instabili dell’Africa. Questi incontri, che si sono tenuti il 17 e 18 marzo, hanno prodotto quelli che i funzionari statunitensi hanno definito «passi concreti» verso la de-escalation, tra cui impegni sulla protezione dei civili e azioni coordinate sul campo. In virtù di questo, però, l’episodio alberghiero non è per nulla marginale: sul quotidiano online ruandese Ktpress si legge infatti che «per il Ruanda, l’episodio dell’hotel, sebbene di minore importanza, è diventato emblematico di un modello più ampio». E aggiungono: «I funzionari ruandesi insistono sul fatto che non si lasceranno trascinare in un’escalation a causa di quello che descrivono come un incidente circoscritto e travisato».



