Secondo il Cremlino i francesi starebbero orchestrando colpi di Stato per rovesciare i leader indesiderati nel continente
di Andrea Spinelli Barrile
La Francia starebbe preparando “colpi di Stato neocoloniali” in Africa per rovesciare “leader indesiderati”, tra cui i presidenti di Burkina Faso, Mali, Repubblica centrafricana e Madagascar.
L’accusa a Parigi non è nuova ma il fatto che a formularla sia stato il servizio stampa del Servizio di intelligence russo (Svr) indica sicuramente delle novità e un nuovo livello dello scontro tra Parigi e le sue ex-colonie e Parigi e Mosca, uno scontro che si consuma sempre più su suolo africano. Secondo l’Svr, che ha pubblicato una nota sul proprio sito ufficiale, l’amministrazione del presidente francese Emmanuel Macron starebbe cercando opportunità di “vendetta politica” dopo aver perso la sua posizione in Africa.
“Il coinvolgimento della Francia nel tentato colpo di Stato in Burkina Faso del 3 gennaio è già stato accertato” scrivono i servizi russi: “I ribelli avevano il compito di assassinare il presidente” Traoré, che tuttavia viene chiamato con un nome di battesimo sbagliato. “Un altro bersaglio dell’attenzione distruttiva della leadership francese è il Madagascar” scrive l’Svr, specificando che di recente “sono salite al potere forze impegnate a sviluppare relazioni con i Brics” ovvero i militari golpisti guidati dal nuovo presidente Michael Randrianirina, che “Parigi vorrebbe rovesciare”, mentre proprio a Parigi ha trovato rifugio l’ex-presidente Andry Rajoleina. L’Svr accusa la Francia di stare cercando attivamente di destabilizzare la situazione nei Paesi del Sahel, in particolare citando il Mali, con l’aiuto “di gruppi terroristici locali e del regime ucraino”, che fornisce ai militanti droni e istruttori: “Gli attacchi alle autocisterne, i tentativi di bloccare le città maliane e il terrore contro i civili hanno tutti un unico obiettivo: creare le condizioni per il rovesciamento del presidente Goita”. Ma non solo: per i servizi russi, “Parigi continua a cercare opportunità per seminare il caos nella Repubblica centrafricana. In sostanza, la Francia è passata a sostenere direttamente terroristi di vario tipo, che stanno diventando i suoi principali alleati nel continente africano”.
Non si tratta di accuse nuove ma di una vera e propria escalation verbale che va avanti da anni, almeno tra Russia e Francia, proprio sull’Africa. Ed è emblematico soltanto ricordando gli episodi più recenti: a dicembre, la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha detto che la Francia stava deliberatamente distorcendo il ruolo della Russia nella lotta al terrorismo nel Sahel, al fine di indebolire la posizione russa nella regione mentre a settembre dello scorso anno, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che l’Ucraina stava fornendo droni ai terroristi in Mali e addestrando miliziani e gruppi non-statali.
Due giorni fa, l’amministratore delegato di Rosoboronexport (l’unica agenzia statale russa intermediaria per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi legati alla difesa e a duplice uso), Alexander Mikheyev, dopo una riunione della Commissione per la cooperazione tecnico-militare con gli Stati esteri presieduta dal presidente russo Vladimir Putin, ha detto all’agenzia russa Tass che la cooperazione tecnico-militare della Russia con i Paesi africani ha raggiunto la stessa portata che aveva durante l’era sovietica e per certi aspetti l’ha persino superata. Durante quella riunione, proprio Putin, ripreso dai media russi, aveva detto di vedere nuove prospettive per l’espansione della cooperazione in materia di difesa con i Paesi africani.
Nel suo discorso, Putin ha anche detto che le relazioni russo-africane in ambito militare e tecnico-militare includono “non solo l’aumento delle esportazioni militari russe, ma anche l’acquisto di altre armi, materiali e prodotti”, oltre alla manutenzione delle attrezzature e all’organizzazione della produzione su licenza di prodotti militari russi, tra le altre cose.


