La giustizia francese ha aperto un fascicolo sulla morte di una connazionale nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), segnando un punto di svolta legale nel caso. La procura nazionale antiterrorista ha infatti confermato ufficialmente all’agenzia Afp l’apertura di un’inchiesta con l’ipotesi di reato di crimine di guerra. Questa scelta procedurale non è affatto formale: l’attivazione della procura antiterrorismo, che in Francia ha competenza esclusiva sui crimini contro l’umanità commessi all’estero contro propri cittadini, indica che gli inquirenti sospettano un attacco deliberato e mirato contro un obiettivo protetto dal diritto internazionale, ovvero il personale umanitario.
La vittima, Karine Buisset, lavorava per l’Unicef. È stata uccisa da un drone questa settimana a Goma, capoluogo del Nord Kivu, dove la violenza delle milizie armate e gli scontri tra l’esercito regolare e i ribelli dell’M23 hanno reso il lavoro delle Ong estremamente pericoloso. Qualificare l’evento come «crimine di guerra» permette alle autorità francesi di attivare canali investigativi speciali e di esercitare una pressione diplomatica e giudiziaria più forte su Kinshasa per ottenere cooperazione nelle indagini.
Resta ora da capire se l’attacco sia stato il frutto di un evento casuale, mirato contro un altro obiettivo mancato, o un atto intenzionale per intimidire le organizzazioni internazionali che operano nella regione. I ribelli dell’M23 hanno accusato la controparte governativa di essere responsabile, una versione che Kinshasa smentisce. Altre fonti accusano addirittura il Ruanda.
l percorso verso la verità si preannuncia complesso, data la frammentazione del controllo del territorio nell’est del Congo, ma la mossa della procura di Parigi lancia un messaggio chiaro sulla volontà della Francia di perseguire i responsabili di gravi violazioni contro i propri operatori impegnati sul campo.


