«Ora la pace è più vicina»: Emmanuel Macron mette d’accordo i «fratelli coltelli» della Libia, il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez al-Sarraj e il comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar, che ieri – in occasione dell’atteso incontro nel castello di La Celle Saint Cloud, alle porte di Parigi, con i media e le tv di tutto il mondo trasferiti direttamente sul posto a bordo di imponenti pullman messi a disposizione dall’Eliseo, un fatto raro – si sono impegnati per un cessate il fuoco (ancora tutto da dimostrare sul terreno) e lo svolgimento di elezioni appena possibile. Un accordo «storico», in terra europea – esulta lo stesso Macron -, dopo il primo fallito tentativo del 2 maggio scorso ad Abu Dhabi. «Oggi la causa della pace in Libia ha fatto un grande progresso, la pace può vincere. Voglio ringraziarvi per gli sforzi fatti», gioisce il padrone di casa, afferrando le redini della mediazione sulla Libia 6 anni dopo l’intervento militare promosso dal suo predecessore, Nicolas Sarkozy, contro il regime di Gheddafi.
Gli impegni tra il capo del governo di Tripoli e l’uomo forte della Cirenaica sono contenuti in una dichiarazione congiunta in dieci punti presentata ai media dopo un lungo pomeriggio di forcing diplomatico nei saloni del castello. Alle 15 spaccate, Sarraj giunge nella dimora di campagna già di proprietà della marchesa Pompadour per un primo incontro a quattrocchi con Macron mentre l’auto del generale Haftar varca il cancello della proprietà. Altro giro altra corsa.
Il presidente si intrattiene in separata sede anche con lui ma alle 16,30 è già il momento di riunire tutti intorno allo stesso tavolo per l’ultimo decisivo incontro a quattro con i due ospiti libici e l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamé. Due ore dopo, tutti si presentano dinanzi ai media per annunciare l’intesa sul cessate il fuoco e sulle elezioni che – parole di Macron – potranno svolgersi già «la prossima primavera». In seguito alle polemiche per una presunta emarginazione dell’Italia, il presidente rende omaggio al premier. «Voglio ringraziare, in particolare l’Italia, il mio amico Paolo Gentiloni, che ha molto lavorato» per arrivare all’odierno risultato. Tra l’altro, dopo Parigi, Sarraj è oggi Roma per un incontro con il presidente del consiglio. Il nuovo «Re di Francia» smentisce di voler mettere all’angolo il nostro Paese. «L’Italia è pienamente associata. Non esistono divergenze tra la posizione italiana e la posizione francese. È un lavoro in comune che facciamo anche con l’Ue». Di più. L’iniziativa costituisce solo il «prolungamento» degli sforzi internazionali orchestrati da attori come l’Ue e l’Italia, insiste l’Eliseo, una tesi dimostrata dalla presenza dello stesso Salamé.
Tra i punti adottati nel documento comune, anche una «road map per la sicurezza e la difesa del territorio libico contro le minacce e i traffici di ogni tipo», incluso quello dei migranti. «Il popolo libico merita la pace», il «Mediterraneo ha bisogno di questa pace», la pace «è un imperativo», martella il presidente, ringraziando Sarraj e Haftar, per le «promesse fatte oggi».
Resta da vedere se verranno mantenute. Nonostante le strette di mano e la «benedizione» di Macron, sul terreno la situazione rimane difficile e la strada per una reale svolta è ancora piena di incognite. «Molto è stato fatto, ma molto resta da fare», riconosce lo stesso Macron, assicurando anche che farà «di tutto per accompagnare gli sforzi» di riconciliazione.
Mentre nei saloni dello Château neoclassico, fonti diplomatiche svelano i retroscena di una riunione cominciata un po’ freddamente, ma conclusasi sotto i migliori auspici
(26/07/2017 Fonte: La Stampa)
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