• Homepage
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • ULTIMO NUMERO (1/2026)
    • PROSSIMO NUMERO (2/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
    • Abbonati ora
    • Promo per insegnanti, studenti, scuole e biblioteche
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • BENIN E TOGO
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • MADAGASCAR
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • REUNION
    • SAO TOME
    • SENEGAL
    • SUDAFRICA
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • CORSI ONLINE
    • Arabo
    • GEOPOLITICA DELL’AFRICA
    • LE MIGRAZIONI
  • EVENTI
    • Fa La Cosa Giusta
    • Festa 100 afriche
      • 2025
      • 2024
      • 2023
    • Dialoghi sull’Africa
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • Orizzonti di Sabbia (registrazione)
  • MOSTRE
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • shop
  • Fa La Cosa Giusta
  • PROMO “Vini del Sudafrica”

Edizione del 24/02/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

energia rinnovabile

    QUADERNI AFRICANI

    Green grabbing nella Rift Valley: chi paga il costo dell’energia pulita in Kenya

    di Tommaso Meo 14 Febbraio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Andrea Stucchi – Centro Studi Amistades

    Negli ultimi anni il Kenya è diventato un esempio virtuoso tra le nazioni africane per l’enorme progresso nella produzione di energia rinnovabile. Favorito da una conformazione geologica e da importanti investimenti, il Paese è tra i primi al mondo per produzione di elettricità tramite fonti geotermiche. L’espansione di questo settore strategico è entrata in conflitto con i diritti dei masai, un caso emblematico in cui la transizione ecologica procede a scapito delle popolazioni locali

    Nel sottosuolo del Kenya si gioca una partita strategica che va ben oltre la transizione energetica. Il Paese si trova lungo la East African Rift, una frattura geologica che attraversa l’Africa orientale dal Mar Rosso al lago Malawi e che rende questa regione una delle aree a più alto potenziale geotermico al mondo. Qui, dove la crosta terrestre è più sottile e il calore del mantello affiora in profondità ridotte, il vapore naturale diventa una risorsa energetica di enorme valore economico e politico.

    È su questa combinazione di geologia favorevole e capitali internazionali che il Kenya ha costruito la propria ascesa a potenza regionale delle energie rinnovabili. A differenze della maggior parte delle tecniche con cui si produce energia, rinnovabile e non, in cui la fonte di calore scalda l’acqua per creare vapore, nella produzione di energia elettrica da fonti geotermiche l’acqua si trova già allo stato gassoso, saltando un passaggio e riducendo quindi i costi. La produzione di energia geotermica comporta inoltre altri vantaggi tra cui, disponibilità continua, nessuna dipendenza da condizioni meteorologiche (come la luce per il fotovoltaico) o climatiche (come la disponibilità di acqua per l’idroelettrico), o da materie prime (come l’uranio per il nucleare, o il litio per il fotovoltaico) e infine una centrale geotermica occupa in media uno spazio limitato rispetto ad altre infrastrutture, come per esempio un parco solare o una diga. Tra gli svantaggi sono invece annoverati i costi all’ingresso molto alti per la costruzione degli impianti, e la mancanza di scalabilità, per cui, a differenza di altre fonti in cui si ha un ritorno economico in tempi limitati, il geotermico – tra fase di esplorazione, trivellazione, costruzione dell’impianto e produzione di energia – richiede tempi più lunghi. Per questo motivo, sono necessari investimenti ingenti che spesso le compagnie non sono disposte a sobbarcarsi.

    Fino al 2008 il processo produttivo nel campo geotermico in Kenya era gestito principalmente dalla Kenya Electricity Generating Company (KenGen) ma, a causa degli alti costi di avviamento, gli investimenti erano bassi, e di conseguenza anche la produzione. Negli ultimi anni però, il Kenya ha adottato un modello di investimento più complesso, con la creazione della Geothermal Development Company (Gdc). Tramite questa compagnia pubblica, il governo, aiutato dai prestiti di donor internazionali come Banca Mondiale e African Development Bank, si assume i costi di esplorazione e quindi il rischio delle perdite. Una volta confermata la presenza di vapore nel pozzo, la GDC costruisce le infrastrutture per la raccolta (i tubi) e delega la costruzione della centrale vera e propria ad attori privati o, più spesso, direttamente a KenGen, la quale è partecipata dallo stesso governo keniota per il 70%. Una volta che la centrale è operativa, la Gdc vende il vapore alle compagnie energetiche. Questo sistema di gestione della produzione energetica è stato istituzionalizzato attraversol’Energy Act del 2019, la legge che regola la produzione di energia nel Paese, la quale stabilisce che le riserve geotermiche non ancora utilizzate sono di proprietà dello stato, che concede le autorizzazioni per l’utilizzo e, ad alcune condizioni, tra cui l’interesse pubblico, può revocarle.

    Tramite questo modello, il Kenya è riuscito ad incrementare la produzione di energia elettrica tramite geotermico di 750 megawatt (MW) negli ultimi dieci anni, fino ad arrivare nel 2023 a quasi 1000 MW, il 47% del totale dell’energia prodotta. Inoltre, si stima che il Kenya abbia il potenziale per produrre fino 10.000 MW di energia tramite geotermico, abbastanza per soddisfare l’intero fabbisogno energetico nazionale.

    Se guardiamo però dove sono posizionate le centrali – i campi geotermici di Olkaria, Menengai ed Eburru – esse si trovano nella zona di Nakuru, a sudovest del Paese, territorio abitato dale popolazioni Maasai del Kenya. La Rift Valley, con i suoi crateri dove sorgono le centrali geotermiche, rappresenta un luogo fondamentale per la loro identità sociale, legato sia a pratiche tradizionali sia ad attività economiche.

    L’espansione dei progetti geotermici ha rappresentato per i Maasai una fonte di attrito sia con il governo che con gli attori economici che operano queste centrali. Gli impianti e le infrastrutture collegate hanno provocato lo sfollamento di intere comunità, mentre, sul piano ambientale, lo sviluppo del settore ha causato l’inquinamento delle falde acquifere da cui i masai attingono sia per sé stessi che per il bestiame. Le compensazioni sono state invece limitate se paragonate agli enormi profitti che lo sfruttamento del suolo ha generato per queste compagnie.

    Un caso emblematico in questo senso è quello del parco geotermico di Menengai. Il progetto, costituito da tre impianti, è sostenuto da un investimento di quasi 200 milioni di dollari, di cui buona parte arrivano dall’African Development Bank. Nelle prime fasi del progetto, le comunità locali segnalarono alle autorità keniote diversi impatti negativi delle attività di esplorazione e perforazione: rumore eccessivo, vibrazioni, distruzione degli habitat, inquinamento dell’aria (in particolare da acido solfidrico) e piogge acide.

    Nella fase successiva, durante la costruzione delle centrali, denunciarono invece una scarsa partecipazione pubblica, compensazioni insufficienti e una mancanza di pari opportunità di lavoro. Già nel 2021 alcuni membri delle comunità Maasai che vivono nella zona di Menengai, riuniti nell’organizzazione popolare Menengai West Stakeholders Forum, avevano presentato denuncia contro la società energetica keniota Sosian Energy, che avrebbe dovuto gestire una delle tre centrali in costruzione a Menengai. Il 13 marzo 2025 la High Court di Nakuru ha accettato il ricorso e revocato la licenza per la prosecuzione dei lavori.

    Quello di Menengai è un pronunciamento storico, ma non è altro che una piccola vittoria di fronte al potere degli investitori. A gennaio 2026 l’African Development Bank ha approvato un finanziamento da 16,5 milioni di dollari per la costruzione di un nuovo impianto a Menegai.

    Grazie a una comunicazione efficace, il Kenya sta diventando un caso esemplare di “potenza verde”, guidata della produzione di energia elettrica attraverso fonti rinnovabili in Africa, come celebrato durante l’Africa Climate Summit di Nairobi nel 2023. KenGen sta intanto espandendo le proprie attività all’estero, con contratti in corso a Gibuti e in Etiopia, mentre sono in corso le trattative per espandersi anche in Ruanda e Repubblica Democratica del Congo.

    Questa narrazione di successo nasconde però una realtà assai più complessa, in cui il legittimo bisogno del Kenya di produrre energia tramite fonti rinnovabili, promosso da attori internazionali sia pubblici che privati, si scontra con i diritti delle popolazioni che su quella terra hanno sempre vissuto. Questa pratica sempre più diffusa, definita “green grabbing”, mette in luce un paradosso che molto spesso viene ignorato: la transizione ecologica, per quanto sia un obiettivo fondamentale, per il Kenya così come per il resto del mondo, non può essere portata avanti a discapito di altri diritti.

    Condividi
    14 Febbraio 2026 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Tunisia, in cantiere un mega progetto sull’idrogeno verde

    di claudia 10 Giugno 2024
    10 Giugno 2024

    di Céline Camoin Sarà la multinazionale con sede in Arabia Saudita Acwa Power, sviluppatore, investitore, comproprietario e operatore di un portafoglio di impianti di generazione di energia, energia rinnovabile e …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Egitto, l’energia solare rifornirà quattro musei e siti nel Paese

    di claudia 24 Agosto 2023
    24 Agosto 2023

    L’Egitto ha installato stazioni di energia solare in quattro musei e siti archeologici in tutto il Paese come parte di un piano per promuovere il turismo sostenibile, ha dichiarato in …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Marocco, il vento soffia sulle ali del treno Boraq

    di Celine Camoin 6 Gennaio 2022
    6 Gennaio 2022

    Il 2022 segna un passo avanti significativo verso la transizione energetica verde in Marocco: tutti i treni ad alta velocità “Al Boraq” delle Ferrovie marocchine sono d’ora in poi alimentati …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Marocco, Hakimi rinviato a giudizio in Francia per stupro

    24 Febbraio 2026
  • Riaperto dopo due mesi il valico di Uvira tra Repubblica Democratica del Congo e Burundi

    24 Febbraio 2026
  • Il figlio minore di Robert Mugabe è accusato di omicidio in Sudafrica

    24 Febbraio 2026
  • È comparsa in aula l’attivista franco-marocchina arrestata a Marrakech

    24 Febbraio 2026
  • Il Ciad ha chiuso la sua frontiera con il Sudan dopo gli ultimi scontri

    24 Febbraio 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 24/02/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.Accetto Gestione consensi Leggi tutto
Privacy & Cookies Policy

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are as essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessari
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non necessari
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA