di Enrico Casale
La pirateria marittima resta una minaccia concreta nelle acque africane, con particolare incidenza nel Golfo di Guinea, dove la combinazione di rapimenti e aggressioni rappresenta un rischio per la navigazione commerciale e la sicurezza delle persone a bordo.
Nel 2025, le acque africane hanno continuato a registrare fenomeni di pirateria e rapina armata contro le navi. Lo riporta il rapporto annuale dell’International Maritime Bureau (Imb) della Camera di Commercio Internazionale, che specifica però come il quadro globale presenti una maggioranza di casi classificati di basso livello.
Nel Golfo di Guinea, storica area di rischio per la navigazione marittima, sono stati segnalati 21 incidenti nel 2025, in aumento rispetto ai 18 registrati nel 2024 e ai 22 del 2023. La regione ha inoltre conosciuto il rapimento di 23 membri dell’equipaggio in quattro distinti episodi, insieme a tre persone prese in ostaggio e un membro dell’equipaggio ferito, evidenziando come le minacce non siano solo numerose ma possano assumere connotati violenti.
Nonostante gli sforzi messi in campo dalle autorità locali per migliorare il coordinamento delle operazioni di sicurezza, il rapporto Imb sottolinea che la violenza contro gli equipaggi rimane un problema serio e che è necessaria una cooperazione rafforzata tra le marine regionali, i partner internazionali e l’industria marittima per ridurre la frequenza e la gravità degli attacchi nelle rotte più trafficate del Golfo di Guinea.

Lungo le coste della Somalia, la pirateria storica aveva rappresentato per anni una delle principali emergenze per la sicurezza marittima internazionale, con punte di centinaia di attacchi negli anni 2008‑2012. Grazie a un lungo periodo di presenza navale internazionale e all’adozione di buone pratiche di navigazione, gli episodi sono diminuiti drasticamente negli ultimi anni. Nel 2025, però, l’Imb ha registrato un piccolo numero di incidenti anche al largo della Somalia, inclusi due attacchi off‑shore a distanza dalla costa nel mese di novembre, che hanno dimostrato come i gruppi pirata somali mantengano una certa capacità operativa. In entrambi i casi, grazie alla prontezza delle risposte delle forze navali e alla preparazione degli equipaggi, non si sono registrate gravi conseguenze per le navi e gli uomini di bordo.
Questi episodi indicano che la minaccia somala non è completamente scomparsa e che, pur contenuta, richiede vigilanza continua e coordinamento internazionale, a fronte di un possibile ritorno di attività di pirateria di maggiore intensità se dovessero diminuire ulteriormente le operazioni di sicurezza nelle acque del Corno d’Africa.
Nel complesso, anche se la maggior parte degli atti di pirateria e rapina rimane classificata come di basso livello, il fenomeno continua a esporre gli equipaggi africani – e non – a situazioni di pericolo concreto: 25 membri dell’equipaggio sono stati rapiti nel 2025, in crescita rispetto ai 12 del 2024 e ai 14 del 2023, mentre 46 sono stati presi in ostaggio durante l’anno. Inoltre, l’uso di armi da fuoco negli attacchi è in aumento, segnalato in 42 incidenti nel 2025, rispetto ai 26 del 2024, rendendo sempre più complessa la sicurezza in mare per le rotte commerciali che lambiscono le coste africane.

I dati del 2025 confermano quindi che la pirateria marittima resta una minaccia concreta nelle acque africane, con particolare incidenza nel Golfo di Guinea, dove la combinazione di rapimenti e aggressioni rappresenta un rischio per la navigazione commerciale e la sicurezza delle persone a bordo. Anche nel Corno d’Africa, sebbene il fenomeno sia più contenuto, gli attacchi off‑shore segnalati confermano che non può essere considerato definitivamente debellato.
Secondo gli esperti, il miglioramento della sicurezza marittima nell’area richiede una cooperazione internazionale più incisiva, un coordinamento tra le marine regionali e un coinvolgimento proattivo dei partner globali, per rafforzare la protezione delle rotte e ridurre la vulnerabilità delle navi che transitano lungo le coste africane.


