Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Camerun, che insieme producono circa i due terzi del cacao mondiale, si riuniscono ad Abuja per rafforzare la cooperazione. Obiettivo: trasformare più cacao in Africa, aumentare il potere negoziale sui mercati internazionali e prepararsi alle nuove regole europee su tracciabilità e sostenibilità.
Si tiene oggi ad Abuja, capitale della Nigeria, il Summit sul valore aggiunto del cacao, che riunirà rappresentanti del settore provenienti da Nigeria, Paese ospitante, Costa d’Avorio, Ghana e Camerun.
Secondo una dichiarazione rilasciata dal ministero dell’Industria nigeriano, questo evento rappresenterà un’opportunità per istituire un'”Alleanza per il valore aggiunto del cacao”: si tratta di una piattaforma pensata per consentire ai quattro Paesi, che rappresentano quasi il 66% della produzione mondiale di cacao, di negoziare, definire standard e interagire con i mercati internazionali come un blocco unito. Non è la prima volta che si discute dell’idea di un raggruppamento di questi giganti mondiali della produzione di cacao.
Qualche settimana fa, la Costa d’Avorio e il Ghana avevano già espresso l’intenzione di estendere la cooperazione a Nigeria e Camerun attraverso l’Iniziativa cacao Costa d’Avorio-Ghana: questa organizzazione intergovernativa, creata nel 2018 dai due principali produttori mondiali di cacao, mira a regolamentare il mercato, proteggere i redditi degli agricoltori e accrescere il loro potere contrattuale nei confronti delle multinazionali.

In occasione di un vertice di alto livello tenutosi il 16 giugno 2026 ad Abidjan, nell’ambito di questa iniziativa, il presidente ivoriano Alassane Ouattara e il presidente ghanese John Dramani Mahama hanno ribadito il loro impegno a rafforzare il coordinamento tra i produttori africani. In particolare, i due Paesi hanno concordato di armonizzare le proprie politiche di prezzo alla produzione e di allineare i calendari di commercializzazione a partire dalla stagione 2026/2027.
Nel tentativo di coordinare le proprie politiche e parlare con una sola voce, i principali produttori africani stanno adottando un modello già osservato in altri mercati delle materie prime, dove la cooperazione tra i paesi produttori mira a rafforzare il loro potere contrattuale. In questa fase, tuttavia, non sono ancora stati implementati meccanismi di controllo della produzione o delle esportazioni, tipici di un vero e proprio cartello.
Al di là del coordinamento politico, questa iniziativa affronta diverse sfide economiche: nonostante il loro predominio nella produzione, i Paesi africani rimangono in gran parte concentrati nelle fasi a monte della catena del valore, mentre la lavorazione finale e la commercializzazione dei prodotti a base di cioccolato restano concentrate nei principali mercati di consumo.
In questo contesto, essi ottengono un minor valore aggiunto e sono più esposti alla volatilità dei prezzi del cacao: dopo aver raggiunto un massimo storico di 12.906 dollari a tonnellata nel dicembre 2024, i prezzi del cacao sono scesi a circa 3.000-4.000 dollari nella prima metà del 2026, per poi risalire a circa 6.000 dollari all’inizio di luglio. Questa elevata volatilità ha riacceso l’incertezza per i produttori, che non sempre beneficiano appieno delle fluttuazioni dei prezzi internazionali.
L’Alleanza per la valorizzazione del cacao, annunciata ad Abuja, si propone proprio di “rafforzare la trasformazione locale, attrarre maggiori investimenti industriali e coordinare le posizioni africane di fronte ai nuovi requisiti del commercio globale, in particolare in termini di tracciabilità e sostenibilità”, come si legge nel comunicato stampa di lancio dell’iniziativa, datato 11 luglio.
Vale la pena ricordare che il nuovo Regolamento dell’Unione europea sulla deforestazione e la silvicoltura (Eudr), che entrerà in vigore per le grandi e medie imprese a partire dal 30 dicembre 2026, rappresenta un motivo di preoccupazione anche per i produttori africani, in quanto impone la tracciabilità a livello di singola piantagione per tutto il cacao immesso sul mercato europeo (che assorbe circa il 60% delle esportazioni mondiali di cacao).



