Per secoli considerati gli animali più adatti alla vita negli ambienti aridi, i cammelli soffrono oggi temperature sempre più estreme, con conseguenze sulla salute, sulla produttività e sulla sopravvivenza delle mandrie.
Di Valentina Giulia Milani
I cammelli, da sempre simbolo della capacità di adattarsi agli ambienti desertici, stanno subendo gli effetti sempre più gravi del cambiamento climatico in Africa. È quanto emerge da un approfondimento pubblicato dalla Bbc, che raccoglie testimonianze di allevatori, veterinari e ricercatori provenienti dal Corno d’Africa e dal Nord Africa.
Nella regione etiope dell’Afar, una delle aree più calde e aride del pianeta, il pastore Ali Umer racconta, citato nel reportage, di aver perso otto cuccioli di cammello nell’ultimo mese a causa del caldo estremo. Gli animali soffrono di ustioni provocate dalla sabbia rovente, vesciche agli arti, disidratazione e stress da calore, mentre anche il vento, un tempo fonte di sollievo, trasporta ormai aria sempre più calda.
La Bbc riferisce che le testimonianze degli allevatori trovano conferma nella letteratura scientifica. Uno studio pubblicato nel 2025 nel sud dell’Etiopia evidenzia come l’aumento delle temperature e la crescente variabilità climatica abbiano compromesso la salute, la produttività e la capacità riproduttiva dei cammelli. In Somalia, una ricerca diffusa nel giugno scorso e condotta su circa 6.000 famiglie di allevatori ha rilevato che quasi il 46 per cento dei nuclei proprietari di cammelli ha subito perdite legate alla siccità, con punte vicine al 73 per cento nella regione di Sool.
Secondo gli esperti citati dall’emittente britannica, il caldo estremo favorisce casi di ipertermia, infezioni e disidratazione, aggravati dalla scarsità di acqua, dalla riduzione della vegetazione e dalla mancanza di aree d’ombra. Nella contea kenyota di Marsabit, al confine con l’Etiopia, le autorità veterinarie riferiscono che negli ultimi due anni la mortalità dei cammelli è aumentata di oltre il 15 per cento.
Il fenomeno interessa anche il Nord Africa. Come ricorda la Bbc, uno studio condotto in Algeria ha registrato un significativo aumento dei decessi durante le ondate di calore estive, raccomandando interventi mirati nei mesi più caldi, come una maggiore disponibilità di acqua, alimentazione supplementare e un rafforzamento del monitoraggio sanitario.
L’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), citata nell’approfondimento, segnala che il Nord Africa è la subregione del continente che si è riscaldata più rapidamente tra il 1991 e il 2025, con un incremento medio di 0,43 gradi Celsius per decennio. Nel 2024 diversi Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente hanno inoltre registrato temperature superiori ai 50 gradi.
Gli studiosi spiegano che i cammelli riescono normalmente a tollerare temperature fino a circa 40 gradi grazie a sofisticati meccanismi fisiologici che limitano la perdita di acqua e regolano la temperatura corporea. Oltre questa soglia, tuttavia, lo stress termico compromette il metabolismo, indebolisce il sistema immunitario, riduce la produzione di latte e la fertilità.
L’approfondimento della Bbc evidenzia infine come, in diverse aree del Corno d’Africa, molti allevatori stiano abbandonando territori tradizionalmente destinati alla pastorizia per trasferirsi stabilmente verso zone con maggiore disponibilità di acqua e pascoli, un fenomeno che gli esperti interpretano come una conseguenza diretta dell’intensificarsi della crisi climatica.


