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Edizione del 24/08/2026

© Rivista Africa
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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

automobili

    CONTINENTE VERO

    La seconda vita delle auto in Africa

    di Tommaso Meo 18 Luglio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Vecchie, economiche e ancora funzionanti: le auto usate invadono l’Africa, dove rappresentano un’alternativa accessibile e un’enorme opportunità economica. Ma dietro questo mercato miliardario si nascondono rischi ambientali, insicurezza stradale e carenza di regolamentazioni. L’Etiopia prova a cambiare rotta con l’elettrico

    di Tommaso Meo

    Vecchie utilitarie, furgoni arrugginiti, berline con gli interni logori, ma ancora scattanti. Non è raro trovarne sulle strade polverose delle città africane, e ancor meno sorprende sapere che la maggior parte di questi veicoli ha avuto una prima vita altrove – magari sulle autostrade tedesche o nelle periferie francesi – prima di approdare ai porti dell’Africa occidentale, dove ogni giorno ne sbarcano a centinaia. Provengono non solo dall’Europa ma anche dal Giappone e dagli Stati Uniti: Paesi dove sono diventati troppo vecchi, costosi da manutenere o non più conformi alle normative ambientali per continuare a circolare. In Africa, invece, conosceranno l’inizio di una seconda vita. E di un mercato multimiliardario. Secondo le stime, il continente africano ospita oggi circa il 40% di tutti i veicoli usati a livello globale. Il motivo è evidente: in assenza di una solida industria automobilistica locale – fatta eccezione per l’assemblaggio in Paesi come il Sudafrica – l’usato d’importazione rappresenta per milioni di persone l’unica opzione accessibile. I modelli nuovi sono troppo costosi per la maggioranza della popolazione. Sebbene il tasso di motorizzazione rimanga basso, la crescita demografica del continente è rapida e inarrestabile, e questi veicoli alimentano tanto la mobilità privata quanto la creazione di reddito – basti pensare al boom di servizi come Uber o Bolt. La riparabilità economica è un altro fattore chiave del loro successo. Ma il prezzo da pagare è alto, soprattutto in termini ambientali e di sicurezza stradale.

    Destinazione Benin

    L’offerta di auto a benzina e diesel di seconda mano continua ad aumentare, complice anche la transizione dell’Occidente verso l’elettrico. Oggi, un terzo delle auto usate vendute nel mondo trova sbocco in Africa. Tra il 2015 e il 2022 sono arrivati nel continente circa 7,5 milioni di veicoli di seconda mano, secondo un rapporto dell’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente). Una cifra superiore a quelle registrate in Europa dell’Est, Asia-Pacifico, Medio Oriente e America Latina. Oggi, riguarda auto usate circa il 60% delle nuove immatricolazioni annuali in Africa. Nel 2022 – ultimo anno incluso nel rapporto Unep – il 46% delle auto usate importate in Africa (pari a circa 350.000 unità) proveniva dall’Unione Europea. Le auto esportate dall’Europa vengono solitamente acquistate presso concessionari o aste all’ingrosso, quindi spedite dai principali porti del Nord – Amburgo, Rotterdam, Anversa – verso terminal come quelli di Togo o Benin. Quest’ultimo, in particolare, benché non arrivi ai 15 milioni di abitanti, è uno dei maggiori hub mondiali di importazione di auto usate. Una volta giunti in questi Paesi, una parte dei veicoli viene conservata in grandi rimesse a cielo aperto, in attesa di acquirenti; altri invece sono riesportati verso mercati più vasti, come la Nigeria. Le preferenze variano: Toyota è sinonimo di affidabilità in buona parte del continente. Ma i flussi commerciali riflettono anche le eredità coloniali: il Regno Unito, per esempio, esporta veicoli con guida a destra verso ex colonie come Kenya e Tanzania. Mercedes e Bmw sono status symbol in Ghana e Nigeria, dove piacciono anche i Suv Ford. In Costa d’Avorio, intanto, crescono le quote di Renault. Negli ultimi anni, si è affacciato con forza un nuovo attore sul mercato africano: la Cina. Fino al 2019, Pechino vietava l’esportazione di auto usate, concentrandosi sul mercato interno. Oggi, invece, ha rimosso le restrizioni, incoraggiando l’export per ottenere valuta estera e sostenere la domanda locale, favorendo così marchi emergenti come Byd e Geely, che puntano in modo netto sull’elettrico.

    Carcasse di auto abbandonate a Bulawayo, Zimbabwe. Attraverso Sudafrica e Mozambico arrivano veicoli usati da Europa, Stati Uniti e Giappone, ma spesso sono vecchi e altamente inquinanti Foto: Robin Hammond / Panos Pictures

    Impatto ambientale e carenze di sicurezza

    La diffusione di piattaforme online per la compravendita, sul modello di Auto24 o Jumia Car, sta agevolando ulteriormente il commercio di veicoli usati, soprattutto nei Paesi dove la penetrazione di internet è maggiore. L’arrivo massiccio di auto di seconda mano non è tuttavia privo di conseguenze, perché sono spesso molto vecchie, fortemente inquinanti e poco sicure. Secondo uno studio del governo olandese pubblicato nel 2020, l’età media dei veicoli esportati dai Paesi Bassi verso l’Africa nel 2017 e 2018 era di ben 18 anni. Inoltre, la maggior parte di essi non possedeva nemmeno un certificato di idoneità alla circolazione. In alcuni casi, durante il trasporto vengono persino rimossi componenti essenziali come i convertitori catalitici – contenenti metalli preziosi – rendendo i veicoli ancora più inquinanti.

    Il mercato dell’usato in Africa è destinato a espandersi ulteriormente nei prossimi anni, in parallelo con l’elettrificazione nei Paesi industrializzati. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, infatti, nel 2025 un veicolo su quattro venduto nel mondo sarà elettrico. L’aumento delle macchine di proprietà sta già modificando drasticamente le città africane: strade un tempo vuote sono oggi congestionate, e l’aria in molte aree urbane è diventata irrespirabile. Uno studio del 2021 pubblicato su The Lancet Planetary Health, e riferito al 2019, ha rilevato che in Africa l’inquinamento atmosferico aveva causato nel 2019 1,1 milioni di morti, dei quali 400.000 per inquinamento ambientale esterno. L’Unep stima che applicando misure efficaci si potrebbero prevenire circa 880.000 morti l’anno entro il 2063.  Anche gli attivisti denunciano da anni questo fenomeno, temendo che l’Africa si trasformi in un cimiterodi veicoli inquinanti occidentali, nonostante il continente sia attualmente il meno responsabile delle emissioni globali di gas serra.

    Un parcheggio peino di auto a Lagos Island. Foto: Andrew Esiebo/Panos Pictures Panos

    Oltre all’inquinamento, preoccupa la sicurezza stradale: auto troppo vecchie circolano su infrastrutture spesso precarie, contribuendo a un alto tasso di incidenti. Tuttavia, un blocco immediato delle importazioni sarebbe impopolare, poiché metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro. Allo stesso modo, le imposte ambientali faticano a contenere la domanda. Per molti consumatori africani, infatti, “usato” è sinonimo di affidabilità e garanzia.

    Regole e limitazioni

    Per tutti questi motivi, la regolamentazione dell’import di veicoli usati in Africa è ancora piuttosto permissiva, anche se alcuni passi avanti sono stati compiuti. A livello regionale, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas), che riunisce 15 Paesi, ha introdotto dal gennaio 2021 norme più severe su carburanti e veicoli, imponendo un’età massima di 10 anni per i mezzi d’occasione e limiti alle emissioni di carbonio. Nel 2022, anche la Comunità dell’Africa Orientale (Eac) ha adottato le norme Euro 4 per le emissioni dei veicoli, standard in vigore in Europa dal 2005. Tra i Paesi membri, l’Uganda ha fissato un limite di 15 anni per l’importazione, con tassazioni più alte per i mezzi sopra i 9 anni. La Tanzania ha stabilito un tetto massimo di 10 anni per i veicoli leggeri. In altri Stati, come il Sudafrica, l’import è permesso solo in casi eccezionali – anche se spesso le regole vengono eluse. In Kenya possono entrare solo veicoli con meno di otto anni. In Ghana, le aliquote fiscali sulle importazioni variano in base all’età del veicolo. La Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc) non ha ancora adottato norme comuni sul tema: ogni Paese stabilisce ancora autonomamente le proprie regole, sebbene siano in corso discussioni per introdurre controlli più rigidi su emissioni e sicurezza. Attualmente, però, circa 30 Paesi africani non hanno ancora posto alcun limite all’età delle auto importate di seconda mano.

    La scelta elettrica

    Una possibile alternativa più sostenibile – il mercato dell’usato elettrico – è per ora molto marginale in Africa: tra il 2017 e il 2022 ha rappresentato appena l’1,4% delle importazioni totali di veicoli usati. Fa eccezione l’Etiopia, dove il 60% delle nuove immatricolazioni nel 2024 riguarda auto elettriche. Dall’anno scorso il governo di Addis Abeba ha vietato l’importazione di veicoli con motore a combustione interna, inserendo la misura in un più ampio piano di riforma energetica per sfruttare maggiormente le risorse rinnovabili. Gli incentivi sono forti: esenzione totale da Iva, accise e sovrattasse per i veicoli elettrici, dazi doganali ridotti al 5% per i veicoli semi-assemblati e azzerati per quelli completamente smontati da assemblare in loco. Oggi l’Etiopia ha triplicato la sua flotta elettrica e sta attirando investimenti per la produzione nazionale. Quella che sembrava un’utopia si sta rivelando una scelta lungimirante, tanto sul piano economico quanto su quello ambientale. E chissà che non diventi un modello da seguire anche per altri Paesi del continente.

    Questo servizio è uscito sul numero 2/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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