Sudan, cresce il ruolo delle milizie locali nel conflitto

di Tommaso Meo
I paramilitari sudanesi delle Rsf

di Valentina Giulia Milani

Oltre lo scontro tra i due poli principali, attori secondari e alleanze fluide stanno ridisegnando gli equilibri della guerra, soprattutto in Darfur

Nel conflitto sudanese, dominato dallo scontro tra le Forze armate sudanesi (Saf) e le Forze di supporto rapido (Rsf), un ruolo crescente è svolto da milizie e gruppi armati locali che, pur restando formalmente marginali, contribuiscono a ridefinire gli equilibri sul terreno, in particolare in Darfur. A testimoniarlo, secondo Sudan War Monitor, sono anche i più recenti fatti di cronaca registrati nella regione occidentale.

La testata locale si riferisce alla recente presa di controllo da parte delle Rsf di Misteriha, roccaforte del leader tribale arabo Musa Hilal, storico rivale del comandante delle Rsf Mohamed Hamdan Dagalo. L’operazione, preceduta da un attacco con drone contro la residenza di Hilal durante un iftar nel mese di Ramadan, segna un passaggio rilevante nella competizione interna al fronte arabo del Darfur. Le informazioni sulle vittime del bombardamento risultano contrastanti, sempre secondo Sudan War Monitor.

L’episodio, tuttavia, evidenzia la centralità delle milizie secondarie nel conflitto. Se Saf e Rsf monopolizzano la narrazione internazionale, il teatro sudanese resta frammentato in una pluralità di attori armati locali, talvolta alleati di uno dei due contendenti principali, talvolta autonomi o legati da rapporti fluidi e opportunistici. Hilal, già figura di primo piano nelle milizie janjaweed e in passato vicino agli apparati di sicurezza di Khartoum, dispone di una propria base di potere nell’area prossima al Jebel Marra, enclave montuosa controllata da un’altra fazione indipendente, il Movimento di liberazione del Sudan guidato da Abdel Wahid al-Nur.

Sudan War Monitor sottolinea che, pur mantenendo un profilo indipendente, Hilal avrebbe probabilmente ricevuto in passato sostegno materiale dalle Saf, in linea con una lunga tradizione di guerre per procura tra centro e periferie. Video verificati dalla stessa testata negli anni 2023-2024 mostrerebbero inoltre comandanti e combattenti legati a Hilal impegnati a fianco delle Rsf in diversi teatri, da Khartoum a El-Fasher, a conferma della permeabilità delle alleanze.

La presa di Misteriha potrebbe rafforzare il controllo territoriale delle Rsf in Darfur, ma comporta anche il rischio di fratture interne, nota la testata sudanese. Hilal appartiene infatti alla stessa tribù araba dei Rizeigat, che costituisce la spina dorsale delle Rsf. Lo scontro assume quindi i contorni di una competizione intra-tribale per la leadership e le risorse, in un contesto in cui l’autorità centrale appare indebolita e le fedeltà si ridefiniscono rapidamente.

Le implicazioni regionali non sarebbero trascurabili, stando a quanto riferito dalla medesima fonte. La comunità dei Rizeigat Mahamid è presente su entrambi i lati del confine tra Sudan e Ciad, e secondo Sudan War Monitor si sono registrati nelle ultime settimane diversi episodi di tensione transfrontaliera. La possibile estensione del conflitto oltre frontiera si inserirebbe in un quadro già fragile, segnato da divisioni interne alle autorità di N’Djamena sulla postura da adottare rispetto alla guerra sudanese.

In questo scenario, le milizie secondarie non rappresentano soltanto attori subordinati, ma veri e propri centri di potere capaci di influenzare l’andamento del conflitto, alimentare dinamiche di frammentazione o, al contrario, consolidare temporaneamente il controllo di uno dei poli principali. La loro traiettoria, spesso oscillante tra autonomia e alleanza tattica, resta uno dei fattori più imprevedibili della crisi sudanese.

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