Aumentano nel 2026 le violazioni del cessate il fuoco in Sud Sudan. La crescita registrata è stata del 14% nel mese di gennaio, un dato trainato principalmente dall’intensificarsi degli scontri armati tra le forze di difesa governative (Sspdf) e l’Esercito di liberazione del popolo del Sudan all’opposizione (Spla-Io). Lo riferisce il Sudans Post citando l’ultimo rapporto del Meccanismo di monitoraggio e verifica degli accordi di sicurezza transitoria (Ctsamvm), l’organismo incaricato di vigilare sull’applicazione dell’intesa di pace siglata nel 2018.
In base alle informazioni contenute nel documento sono state rilevate 87 presunte violazioni del Capitolo II dell’Accordo rivitalizzato sulla risoluzione del conflitto (R-Arcss) rispetto alle 76 registrate nel precedente mese di dicembre. Gli episodi classificati come scontri diretti sono cresciuti del 43%, con combattimenti concentrati quasi quotidianamente nello Stato di Jonglei, dove il controllo di località strategiche nelle contee di Uror, Duk e Nyirol è passato di mano più volte tra le fazioni rivali. Il meccanismo di monitoraggio ha denunciato in particolare il proseguimento dei bombardamenti aerei da parte dell’esercito governativo in aree popolate da civili, citando raid avvenuti a metà gennaio che hanno causato morti e feriti gravi.
L’escalation delle ostilità avviene in un momento di difficoltà operativa per gli osservatori internazionali: a causa di restrizioni finanziarie, il Ctsamvm ha dovuto chiudere tre squadre sul campo a Yei, Bentiu e Yambio, riducendo la propria capacità di vigilanza. Il deterioramento della sicurezza ha limitato anche l’azione della Missione delle Nazioni Unite nel Paese (Unmiss), che ha segnalato 53 restrizioni alla libertà di movimento nel solo mese di gennaio, mentre l’organismo di controllo avverte che il cessate il fuoco permanente non sta di fatto reggendo nello Stato di Jonglei.
La scorsa settimana sia Medici Senza Frontiere sia Save the Children hanno denunciato attacchi contro propri presidi nello Stato.



