All’indomani della contestata vittoria elettorale di Yoweri Museveni in Uganda, giunto al settimo mandato consecutivo, la lettura di Slow Poison (per il momento disponibile solo in inglese – Belknap 2025, pp. 325, € 30) si rivela particolarmente illuminante. Mahmood Mamdani, professore di Antropologia e Studi africani alla Columbia University, nonché padre dell’attuale sindaco di New York, ripercorre il destino postcoloniale del suo Paese natale intrecciando memoria personale e analisi politica.
Mamdani mette in luce le profonde continuità tra colonialismo e post-indipendenza, mostrando come tanto il regime tirannico di Idi Amin quanto quello del suo successore, presentato come “leader democratico”, abbiano fatto della violenza uno strumento centrale di governo, seppure con strategie diverse.
Se Amin cercò di costruire una nazione “nera” espellendo la minoranza asiatica, Museveni ha frammentato la maggioranza in identità etniche, rievocando il modello del dominio coloniale. Il libro denuncia con forza l’ipocrisia internazionale: Amin demonizzato, Museveni celebrato come alleato dell’Occidente nella “guerra al terrore” e protetto dall’impunità in cambio di riforme neoliberali. (Marco Trovato)




