Lo scacchiere del Sahel: la Germania lascia il Niger, gli Usa ripartono dalla Nigeria

di Tommaso Meo
MQ Reaper 9

di Andrea Spinelli Barrile

L’avanzata jihadista nel Sahel svuota le ambasciate e sposta il baricentro della difesa. Mentre Berlino abbandona il Niamey sotto la minaccia dei rapimenti, gli Stati Uniti ripartono dalla base nigeriana di Bauchi con droni e forze speciali

La minaccia jihadista nel Sahel e nel bacino del Lago Ciad sta ridisegnando prepotentemente la presenza occidentale nel cuore dell’Africa. Mentre il Niger scivola in una spirale di insicurezza che mette in fuga le diplomazie europee, la vicina Nigeria diventa il nuovo perno strategico per il contrasto al terrorismo targato Stati Uniti.

Il ritiro tedesco da Niamey

Il segnale più nitido della crisi arriva da Berlino: il ministero degli Esteri tedesco ha ordinato il rientro temporaneo di tutto il personale dall’ambasciata in Niger, che ha ufficialmente chiuso i battenti. La decisione, confermata venerdì sera, è legata al deterioramento della sicurezza a Niamey e nel resto del Paese. Berlino ha interrotto l’assistenza consolare e sconsigliato tassativamente i viaggi, parlando di un «alto rischio di rapimenti» e attacchi terroristici. Secondo l’intelligence tedesca, i cittadini occidentali sono oggi bersagli specifici di spionaggio da parte di gruppi terroristici e bande criminali a scopo estorsivo.

I numeri confermano l’allarme: nel solo 2025 i cittadini stranieri sequestrati dai jihadisti tra Mali e Niger sono stati circa 30, un aumento vertiginoso rispetto ai quattro casi del 2024 e al singolo episodio del 2023. Tra le vittime figurano cittadini emiratini, cinesi, indiani, ma anche austriaci e americani. Si tratta di un business brutale: secondo l’Institute for Economics and Peace (Iep), i riscatti — che possono costare decine di milioni di dollari a ostaggio — garantiscono al Jnim (il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani) almeno il 40% delle proprie entrate annuali.

Il nuovo hub americano in Nigeria

In questo scenario di instabilità, si assiste però a un “nuovo inizio” sul fronte opposto del confine. Dopo aver dovuto abbandonare le strutture militari in Niger — inclusa la strategica base droni di Agadez — gli Stati Uniti stanno rapidamente riposizionando le proprie pedine. Washington sembra aver trovato un nuovo baricentro nella cooperazione militare con la Nigeria.

Nel fine settimana, il governo di Abuja ha confermato lo schieramento presso la base aerea di Bauchi, nel nord-est del Paese, di diversi droni MQ-9 Reaper e di circa 200 soldati statunitensi. Il contingente fornirà supporto di intelligence e addestramento all’esercito nigeriano nella lotta contro l’insorgenza jihadista. L’operazione, per ora, si limita alla sorveglianza e alla consulenza, senza il coinvolgimento diretto di personale americano in prima linea o attacchi aerei cinetici.

Strategia e geopolitica

La scelta di Bauchi non è casuale: la base occupa una posizione strategica, equidistante dal confine nigerino e dal bacino del Lago Ciad. Da qui, i Reaper — capaci di volare per oltre 27 ore consecutive — possono monitorare i movimenti di Boko Haram e dell’Iswap (Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale), ma anche contrastare l’influenza nella regione di altri attori globali come Russia, Cina e Turchia.

Questo nuovo dispiegamento segue una linea di intervento già tracciata: il giorno di Natale, il presidente Donald Trump aveva ordinato attacchi aerei contro cellule legate all’Isis nel nord-ovest della Nigeria. Azioni che il governo federale nigeriano ha rivendicato come parte di una partnership coordinata per eradicare l’estremismo violento. Tuttavia, il rischio resta altissimo: lo scorso 16 marzo, una città di guarnigione nel nord-est è stata colpita da attentatori suicidi, a dimostrazione che, nonostante i droni, la minaccia sul terreno è tutt’altro che sconfitta.

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