Rdc, frana a Rubaya: il numero dei morti resta incerto

di Tommaso Meo

Dopo la frana nella miniera di Rubaya, nella provincia del Nord Kivu (Rd Congo), il bilancio delle vittime è ancora incerto. Secondo le autorità le vittime sarebbero 200, secondo le organizzazioni della società civile sarebbero oltre 400, tra cui minatori, donne e bambini. Le autorità locali e internazionali stanno cercando di coordinare i soccorsi, ma le comunicazioni sono difficili a causa di interruzioni delle reti telefoniche e delle infrastrutture nella zona, ostacolando gli sforzi di raccolta dati e assistenza alle famiglie delle vittime.

La tragedia si è verificata mercoledì 28 gennaio, quando forti piogge stagionali hanno indebolito i pendii della zona mineraria, provocando una serie di frane che hanno travolto più pozzi e gallerie della miniera di Rubaya. Le operazioni di estrazione, spesso effettuate senza misure di sicurezza né strutture adeguate, espongono quotidianamente i lavoratori a rischi estremi.

La miniera di Rubaya è uno dei più importanti siti di estrazione di coltan del mondo, un minerale utilizzato per la produzione di componenti elettronici, inclusi telefoni cellulari, computer e turbine aerospaziali e, secondo alcune stime, contribuisce a circa il 15% della produzione globale.

Il sito è controllato dal gruppo ribelle M23 dal 2024, in un’area caratterizzata da conflitti, frammentazione del potere e scarsa regolamentazione delle attività estrattive. La presenza armata e la mancanza di supervisione statale efficace aggravano la vulnerabilità delle strutture e la sicurezza dei lavoratori. La tragedia di Rubaya torna a mettere sotto i riflettori le condizioni precarie del lavoro nelle miniere artigianali del Congo, dove migliaia di persone scavano a mani nude in cerca di sostentamento, spesso senza protezioni né salvaguardie fondamentali per la sicurezza.

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